Skyrace delle Apuane 2015

E’ stata una lunga e intensa stagione. tanti acciacchi, ma anche tante
soddisfazioni: tanti trail conclusi, il ritorno ai 42 e oltre dopo anni,
il mio primo ultratrail, un gruppetto di compagni di allenamento senza
cui non ce l’avrei fatta.

Questa stagione non poteva che finire con una prova unica. La Skyrace
delle Apuane è cascata a fagiolo, poco prima delle vacanze.
L’avevo già corsa due volte, vari anni e molti Kg fa. Soprattutto, in
ottime condizioni di allenamento. Stavolta invece … zero forma, un pò
sovrappeso. Ma tanta voglia, tanta determinazione. La mia forza è la
mente, a quella ho fatto affidamento, come sempre.
Dopo 6 anni torno così in questo paesino sperduto, Fornovolasco, in
Garfagnana, neanche 500m slm, in mezzo a una valle strettissima fresca e
boscosa. Ruvide case in pietra attorno a un ruscello gelido. E sopra, il
Monte Forato, e più in alto, la temibile Pania della Croce, che domina
la valle con la sua pietra chiarissima.

Partenza alle 9,30, si sale subito nel bosco per primi 3Km trail,
neanche durissimi. Ma poi si arriva sul crinale che ci separa dal
versante della Versilia. E cominciano i dolori: sentieri strettissimi,
arrampicata su roccia, pietraie, gradoni da salire e scendere. Il
passaggio dal Monte Forato, questo enorme pertugio tra le rocce dipinto
dalla natura, con un tifo da stadio ad accoglierci: già vale il prezzo
del biglietto in sudore e fatica.
Il peggio però deve ancora arrivare. Giunti sul versante occidentale
della Pania, c’è da percorrere questo sentierino in traverso che porta
al Rifugio del Freo. Ancora più arrampicate, ampi tratti di corda
attrezzata per dare sicurezza. E il sole che comincia a bruciare dietro.
Mica è finita: ci aspettano i 3Km e 700m di dislivello che portano in
vetta. Per fortuna su un sentiero non così disagiato. Ma alzi il capo, e
la vetta rimane lontana, e non si avvicina mai.

Finalmente arrivi in cima. Coccolato, come durante tutto il percorso,
dallo staff organizzativo presente in forze: ti passano acqua e sali, ti
colmano la borraccia, ti chiedono se è tutto OK
Intanto ti guardi attorno, e assapori il piacere della vista da una
delle vette più alte della Toscana. Il mare, la Garfagnana, la Versilia,
l’Appennino. Le altre impervie montagne delle Apuane, aspre come e più
delle Alpi.
E’ tempo di scendere: non è peggio della salita, ma si procede
lentamente nel Vallone dell’Inferno, una pietraia assolata dove se non
sei Kilian Jornet al massimo corri 10 metri di fila e poi ti fermi per
sicurezza. Altri tratti attrezzati, gradoni, il sole che ti cuoce.
Arrivare nei prati attorno al rifugio Rossi è una benedizione: un
sentiero nel bosco è meno impegnativo, e poi c’è ombra. Ma mancano
ancora 1200m di dislivello negativo, che non finiscono mai, e intanto il
sole picchia. Ma arrivati all’asfalto davanti alla Grotta del Vento sai
che è fatta, che ti puoi lanciare.
Gli ultimi Km sono stati devastanti. Male al fianco destro, crampi al
quadricipite, unghie dei piedi dolenti, una storta alla caviglia, la
pelle che scotta. Quando corri cerchi di non pensarci, ma ci vuole tanto
cervello, tanta forza d’animo.
Per fortuna prima o poi c’è l’arrivo, quel sontuoso ristoro con
abbondante cocomero, pasta party & birra, e poi l’immersione delle gambe
malridotte nelle gelide acque del torrente
Organizzazione magnifica, molto accurata, tutto ben segnalato, tanti
ristori, tanti presidi medici. Gara unica. Non per tutti. Ma
eccezionale, per chi può apprezzarla

Video

Traccia
https://connect.garmin.com/activity/831418623

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