Val di Fassa mon amour

Rieccomi a scrivere dopo le vacanze e tanto lavoro per sistemare la casa, attivare le utenze, sistemare libri, comprare elettrodomestici.

Fassa, dicevo, un grande amore.
Non come la mia compagna che per vivere qui pianterebbe tutto e si ritirerebbe ad allevare mucche, ma tutto sommato anche io ogni volta che vado nella valle ci lascio il cuore. Starei ore seduto ai tavolini di una gelateria di Vigo ad ammirare Cima Dodici e il bosco che scende verso Soraga, magari nel tardo pomeriggio quando le ombre si allungano, i colori si intensificano e il contrasto aumenta. Dato che la noia non fa mai capolino mi trovo sempre a fare cose nuove.
Questa estate il top è stato il primo giorno con una lunga escursione: partenza dal Gardeccia, salita al Passo Principe e poi al Passo Antermoia: discesa all’omonimo lago in un paesaggio spettrale in mezzo ai ghiaioni in un luogo dove d’inverno ci sono una o due decine di metri di neve, siamo ad oltre 2500 metri. Anche d’estate fa freddo, specie se come a noi capita una bella grandinata. Discesa poi versola bella e soleggiata Val Duron fino a Campitello. Escursione lunga ma bellissima.
Non è mancato un giro classico, quello del Sassolungo: discesa frenetica dal Demetz verso il Vicenza, panorama fantastico sia del ghiaiosissimo vallone che dell’Alpe di Siusi. Rientro dalla Città dei Sassi.
Un evento quest’anno imperdibile è stata la Festa Ta Mont (tra i monti). Organizzata meravigliosamente, due giorni passati nella Valle San Niccolò, in mezzo ai prati ed alle malghe. Tra un’escursione alle Cascate e ricche mangiate di kaiserschmarren e bevute di radler nei vari punti ristoro, degna di nota è stata la visita al Villaggio Medievale ottimamente ricostruito: e ottimo è stato il momento teatrale, con la recitazione delle leggende di Fanes: specie lo spettacolo delle 21 di domenica 2 agosto è stato emozionante, con le montagne illuminate dai fari e la storia di Lidsanel nei prati della Malga Crocifisso.

In vacanza trovo un volantino all’ufficio turistico. Anter le lum, in ladino "in mezzo alle luci". Gra notturna del campionato della val di Fassa. Che sarà mai? Chiedo , sento che è una gara in mezzo al paese, al tramonto. Mi decido e ci vado, timoroso che sia affollata di campioni e disertata dalle schiappe come me. Prima però ci sono le gare dei ragazzini, di tutte le categorie. Niente male, alcuni sono forti. Poi partiamo noi grandi. Via lungo il Rio San Niccolò, poi fino al campeggio Vidor, salita lenta e traditrice perchè inesorabile. Poi i prati del Ciancoal, il lungoAvisio e il ritorno da Pera. Corsa a tutta per non sfigurare e in effetti non sono andato malissimo. Il momento più bello alla partenza, in faccia alle mie adorate vette Cima Undici e Cima Dodici. Al tramonto, col grigio che vira verso il rosso, fantastiche. Anche gareggiare qui è bello.

Rimane l’istinto del runner, anzi del trailer/skyrunner: esploro diversi sentieri, in basso purtroppo. Ma una cosa che vorrò fare prima o poi è salire dai Bagni di Pozza fino in vetta alla Cima Dodici, scendendo poi dalla Val Monzoni. Itinerario non lunghissimo ma durissimo. L’istinto rimane, sì, e ogni volto che visito un setniero nuovo non ometto mai di pensare a come sarebbe correndolo.
Tornato una volta ancora al Rifugio Boè in cima all’altipiano del Sella, non mi riesce frenarmi e decido di rifare il primo pezzo di discesa della Dolomiti Skyrace. Quindi decido di partire verso quella parete verticale davanti a noi, la Forcella dei Camosci e su fino al Piz Boè, Capanna Fassa. 3152metri. Stavolta mi posso godere il paesaggio, veramente incredibile da così in alto. Civetta, Pelmo, Tofane, Porta Vescovo sembra giù bassa bassa offuscata nel vedere dalla maestosità della Marmolada, unica vetta più alta di qui. Sua Maestà il Sassolungo domina ad oriente.
Discesa: assassina, ripidissima, importantissimo reggersi e fare attenzione. In totale, 2Km uno a salire e uno a scendere, D+ e D+ di 300 metri, ben 35 minuti in tutto! Per soli 2Km.

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Acquisto&vacanze

Finalmente ho comprato casa. Fatto il rogito stasera, sborsata $cifrona grazie a Babbo&Mamma SRL non andrò ad ingrassare i forzieri delle banche. Ci abito già da 10 giorni, un gran piacere davvero. Ora c’è il divertimento di arredarla: cucina e camera già ci sono e sono uno splendore. Domani parto per le Dolomiti, al ritorno procederò all’acquisto dei mobili per libreria, sala. Sono contento. E ora buone vacanze a me e a tutti!

E anche io mi congratulo

Col Professor Alberto Tesi, neo rettore dell’Università di Firenze. Mio insegnante di Controlli Automatici a Ingegneria, mio relatore di laurea, soprattutto atleta e podista di grande valore, tante volte ci siamo ritrovati assieme in gara a spingerci a vicenda. Penso siano pochi gli studenti che possono dire di conoscere il proprio relatore ben al di fuori delle aule universitarie, io ho questa fortuna.
In bocca al lupo per un incarico molto gravoso, ben più di una maratona.

C'è grossa crisi

Come i due gatti che leggono questo blog sapranno, sarò a breve proprietario immobiliare di un nuovissimo nonchè ristrettissimo microquadrilocale ubicato nel mezzo dei boschi tra Firenze e l’Appennino, sia pure a portata della strada statale che un tempo collegava nord e sud. Impegnato come sono a cercare arredamenti sono capitato in quel di Quarrata: ridente cittadina nella piana fiorentina nei pressi di Pistoia, nota per essere una specie di capitale toscana dell’arredamento, recatomi in passato lì solo per una bella gara collinare, in una di quella vinsi pure uno sgabello (sic!) di buon legno. Insomma, sapevo che lì potevo trovare decine e decine di negozi ansiosi solo di potermi offrire e vendere armadi letti e comò. In effetti il paese è caratterizzato da questa lunga strada dritta che dall’autostrada porta in centro, ricolmo a destra e sinistra di negozi di mobili. Parcheggio e mi incammino. E presto noto che una buona metà dei negozi, molti dei quali di vaste dimensioni, erano chiusi. E quelli che erano aperti avevano un bel tono dimesso, molto triste direi. E la gente in giro era molto molto poca: clienti pochi ed anzianotti. Un pò intristito, quasi come l’ambiente circostante, ho cambiato zona. Qualche giorno dopo invece faccio un salto all’Ikea fiorentina. OK, la qualità del mobilio è quella che è ma anche i prezzi sono molto bassi. Ma soprattutto, è un luogo affollato, divertente, pieno di giovani, bambini, dove la gente è interessata incuriosita e sorride. Traduzione: il modello quarratino dell’industria del mobile è destinato a fallire miseramente.
Da cui mi sono nati come spesso mi accade molti pensieri. Non sull’arredamento, che poco me ne intendo. Ma sulle capacità imprenditoriali dell’industrialotto italiano medio. Sul modello economico di tanti nostri paesi italiani, fondati su un business molto specifico – arredamento, tessile, calzatura, motori, acciaio ecc. Tanti di questi , in grossa crisi. Mi son ricordato quindi di prima che ci fosse l’Ikea a Firenze, che i mobilieri locali e in particolar modo di Quarrata si lamentavano che "sarebbe andato in difficoltà un distretto industriale", bla bla bla, "molti posti di lavoro in pericolo" yadda yadda yadda "
verrebbe attaccata la cultura toscana del mobile" ecc ecc. Come dire, fateci continuare a vendere a prezzi carissimi i nostri vecchissimi mobili che sennò ci tocca tenerceli in magazzino, vogliamo continuare ad avere il monopolio. Beh, ci provarono, d’altronde è solo l’ennesima dimostrazione della totale assenza in questo paese della cultura liberale, della cultura della concorrenza , dei diritti dei consumatori: e di come la cultura imprenditoriale sia deficitaria, chè quelli pensano che fare impresa sia solo pagare 2 euro gli operai e vendere magari in nero subito e il più possibile fregando magari i fornitori.
Tanto per metterci il carico, leggevo l’altro giorno della protesta a Prato: città enorme, la seconda della Toscana, fino a un quarto di secolo fa eternamente venduta all’industria tessile con quei macchinari infernali che funzionavano anche di notte (come in questo bel film di Nuti), adesso è in crisi nera, tra i cinesi che offrono lo stesso prodotto a un decimo del costo e la direi nessuna capacità di rinnovamento di tanta imprenditoria di queste parti che preferisce investire nella Porsche che nell’innovazione. Parafrasando un post del mio amico Riccardo , queste realtà nel loro attuale stato sarebbe bene che chiudessero , o meglio ancora facessero pulizia del vecchio imprenditorame e decidessero davvero di lavorare seriamente, che lo saprebbero fare ancor bene se solo gli tornasse la voglia.

Sorgenti secche

La mia prossima casa sorge nella valle del Carza, che dalle basse montagne a nord di Firenze (quelle dove amo correre trail) scendono verso nord verso il Mugello. Zona attraversata sottoterra dalla TAV, e la TAV ha fatto i suoi bravi danni al sistema idrico della zona. Una zona che ha già ha visto la creazione di un lago artificiale a Bilancino – costruzione prima criticata ma poi apprezzata sia dal lato paesaggistico che dal lato turistico e quindi economico – , i cantieri della Variante di Valico dell’Autosole eternamente aperti da una dozzina di anni. Personalmente sono sempre per le infrastrutture specie se utili e finalizzate a un serio risparmio di tempo e denaro, ma possibile comunque che in Italia vengano sempre realizzate male??
Alle mie terre Paolo Rumiz su Repubblica dedica un articolo, citando pure il paesino dove andrò ad abitare, in cui anni fa usava fare il bagno nel torrente (nei "tori", piscine naturali che si formano sotto le cascate). Lo si può leggere qui. Veloce ma bella descrizione, di uno che questi luoghi li ha davvero visitati.

Storie di strade

Sul blog del mio amico Riccardo leggo un post bellissimo
[nota:  Riccardo è un filologo-poliglotta-traduttore,di lui la rete è colma di racconti,della sua amata Isola d’Elba fino a episodi calcistici, da ricordi di manifestazioni politiche fino a racconti vari di qualunque tipo come si possono leggere sui suoi blog]

Parla delle mie campagne. Oddio, ora mi sono trasferito in Mugello, ma la mia giovinezza è rimasta a  Scandicci. Periferia metropolitana, Firenze e le zone industriali sono ad un passo ma a pochi metri dal casello autostradale di FI-Scandicci si esce dal dedalo di fabbriche e si entra in un labirinto di piccole strade di campagna pianeggianti. Ricordiamoci cos’è Firenze: antica città, sorta dove la valle dell’Arno si apriva in una pianura non molto fertile anzi persino paludosa (e non a caso ci stava un lago, tante decine di migliaia di anni fa: lo testimoniano i tanti fossili di ossa di balena che si trovano).
L’uomo ci aveva provato ad urbanizzare la piana: ma tenendosi sempre alla larga, costruendo i paesi a ridosse delle fertili colline. Solo pochi insediamenti erano rimasti in piano, ed osservando cartine topografiche militari si notava che le case potevano sorgere solo dove c’era un lievissimo rilievo, impercettibile all’uomo e non alla legge della gravità. Così, passando nei dintorni di Firenze dove oggi c’è l’Autostrada del Sole, si notano queste stradine ora asfaltate tutte ricavate molto al di sopra del terreno, rialzate sopra fossi e torrentelli, mentre i campi e gli orti se ne stavano in basso, future vittime di ogni minima alluvione, tanto che anche le località sono ispirate all’acqua (Stagnacci, Borgo ai Fossi, via di Porto, via della Nave della Badia). Ricordo con amore quelle strade: percorse in lungo e in largo da ragazzino in bici , con un innato senso di esplorazione già allora, curioso com’era di guardare sempre oltre. Poi, percorse in ogni senso di corsa, preparando maratone divorando kilometri su kilometri in pianura, e dove se non lì chè il traffico è sempre scarso. Ai fiorentini queste zone non piaccioni: cattivi odori, sole a picco d’estate e nebbia fitta d’inverno. Ma a me han sempre affascinato, e non solo a me se qualcuno ci costruì chiese paesi e abbazie tanto per far dispetto alla malaria. Scopro quindi che sono adorate anche dal mio amico blogger, soprendendomi che non sapesse che vi era pure la maestosa Badia di settimo e la tomba di Dino Campana (mugellano come io son’ora, tanto per dire che c’è sempre chi va e chi viene).
Finisco quindi questo elogio dell’antica civiltà contadina toscana: cultura praticamente estinta, distrutta dall’urbanizzazione e dall’industrializzazione del dopoguerra meravigliosamente raccontata dal Benigni capace tuttavia di colonizzare anche pianure mefitiche e, con l’ingegno dell’uomo , riuscire a costruirvi mirabili opere d’arte. A me e al mio amico Riccardo non resta che ricordare che di Toscana non esistono solo musei palazzi colline e vigneti, ma anche una cultura e una storia misconosciuta.

Quello di cui tutti parlano troppo

Sulla nota vicenda Englaro si è detto troppo, troppissimo se mi perdonate il superlativo: e spesso si è detto anche male. Sul merito specifico faccio fatica ad esprimermi, è un caso veramente limite, dove solo chi lo può vivere può sapere cosa sia. Quindi, le mie riflessioni sono sulla baruffa che si è scatenata.
1- la magistratura si è dimostrata probabilmente migliore della società che la esprime: in assenza di una legge ha provato a usare il buon senso e ad affidarsi alla Costituzione e soprattutto ai diritti lì sanciti, provando a calarli nel caso specifico. Non so se la decisione presa sia quella migliore, sicuramente però ha operato in buona fede e basandosi sui fatti. Anche nella conclusione che stiamo vivendo oggi. Se come sembra partirà un procedimento d’ufficio per calunnia contro gli sciacalli che hanno sfoderato il loro livore cianciando di omicidio potremo dire che lo Stato di Diritto esiste, sebbene sofferente.
2- la classe politica invece si è dimostrata allo stesso livello di emotività della gente comune di questo paese. Posizioni per partito prese, invettive, la parola "dubbio" messa costantemente da parte. In particolare mi hanno stupito espressioni nei riguardi di una famiglia che avrebbe considerato la propria figliola una semplice "scomodità", naturalmente basate su nessun giudizio oggettivo ma solo come supposizione di pancia. Veramente disgustoso. Cosa non si fa per raccogliere 2 voti
3- il giornalismo invece è persino peggio della società che prova a descrivere. Media scatenati, servizi a gogò, ossessione televisiva costante, ho sentito decine di persone che hanno scioperato dalla visione dei telegiornali ormai infastiditi. La partigianeria ovviamente ha preso il sopravvento: e NON mi ha stupito il fatto i pennivendoli di giornali e TV abbiano raccontato soprattutto le veglie i cortei le preghiere INVECE di intervistare esperti e provare a spiegare cosa sia uno stato vegetativo (beh in effetti non farebbe troppa audience)
4- infine, questo caso (unito alla famosa vicenda dei lefevriani reazionari ed antisemiti) fa toccare alla chiesa cattolica romana (minuscolo d’obbligo) il punto più basso raggiunto negli ultimi decenni. Soprattutto, chiarisce l’errore filosofico di fondo: che esista un’etica assoluta cui fare riferimento, e che il Relativismo Etico sia il Male. La vicenda Englaro invece chiarisce a tutti senza ombra di dubbio che ogni caso è specifico e ogni individuo è diverso, per cui non esistono soluzioni e leggi naturali da seguire obbligatoriamente, tanto più nella società contemporanea fondata sulla libertà individuale. Mi ha colpito leggere una intervista al filosofo cattolicissimo G. Reale, sul cui testo affrontai Platone e Aristotele più di 20 anni , in cui evidenziava la peculiarità della vicenda e gli errori di oltretevere. Quando fu eletto questo papa dissi subito che le parti in campo si sarebbero definite: gli integralisti da una parte, gli spiriti liberi dall’altro: e ciò sta avvenendo. E’ difficile che la ipocrita società italica abbandoni l’ombrello di piazza di san pietro ma di sicuro da oggi la chiesa cattolica (l’istituzione ovviamente: non i veri preti che operano sul campo) è evidentemente molto più lontana dalla realtà della vita di questo paese: e di ciò mi rallegro.

Amici Miei, Firenze, vita, gioco, morte

E’ uno dei film preferiti di molti, "Amici miei": non avendo voglia e tempo di scrivere pubblico qui interessanti pezzi di commenti apparsi su un gruppo di discussione fiorentino. Per dire che il cinema non è solo schermo e popcorn

è un insieme di emozioni, come dopo una notte di bagordi non resta solo la stanchezza e il mal di testa, resta anche il pensiero di una giornata per cui è valso la pena vivere.

il succo del film sta tutto nella battuta del Perozzi, riferito al figlio: "non ho mai capito se son più bischero io che prendo la vita come un gioco, se è lui che la prende come una condanna ai lavori forzati , o se lo siamo
tutti e due"

Avevo tredici anni quando l’ho visto la prima volta, ed era la Firenze che avevo sotto gli occhi in quel preciso momento. Naturalmente, da tredicenne, non potevo "elaborare" la visione del film come la posso elaborare oggi da quarantaseienne; ci feci la congrua dose di risate, ma un senso di tristezza mi prese anche allora. Istintiva, probabilmente. Dell’oggi non parlo volutamente, anche perché la mia età si sta pericolosamente avvicinando a quella dei protagonisti del film (che sono peraltro quasi tutti morti: Tognazzi, Noiret, Celi, Montagnani, Paolo Stoppa l’usuraio…). Così come non voglio parlare della Firenze "di oggi" contrapposta a quella "di ieri", e quale delle due sia "migliore" o "peggiore". Il tempo se ne va e non lo si riagguanta. "Amici miei" è la storia disperata di un patetico, eroico, carognesco tentativo di riagguantarlo. E’ un film che, in puro stile toscano, ha una protagonista che c’è ma non si vede, sorella Morte; e i mortali provano a farsene beffe, pur sapendo benissimo come andrà a finire. Sembra che, nel progetto originale di Pietro Germi, dovesse essere ambientato a Bologna e che solo per improvvisi problemi l’ambientazione fosse stata spostata a Firenze. Mai improvvisi problemi furono più provvidenziali. Quando si parla della cosiddetta "toscanità", si scorda generalmente una sua componente essenziale, dal punto di vista storico: il rapporto con la morte, che dà al toscano quel suo background cupo e infernale che è lecito forse far risalire addirittura agli Etruschi. Il resto, le battute, la voglia di scherzare eccetera, è il belletto che lo ricopre.  "Amici miei" ha saputo incredibilmente bene tirare via quel belletto e riportare il toscano alla sua nudità.

(nota: scritto in puro dialetto fiorentino)
oh, tanti bei discorsi sulla toscanità, sulla filosofia, sulla patina del tempo e altre allegre amenita’… o gente, e ll’e’ un filme! e per sua natura chi lo vede ci si rispecchia! Se uno gl’abita in un angusto
monolocale verso Novoli e lavora come precario a un colsenter allora guardera’ la parte dove si vede la casa del Mascetti con un occhio differente e dentro di se dirà: guarda questi coglioni che con dieci minuti di film hanno reso appieno l’angoscia del cassintegrato che unn’arriva a fine mese, ecc ecc… quando in realta’ e’ lui che ci vede la poesia o la crudezza; la mamma belloccia ma appassita che si ritrova la figliola non proprio avvenente avra’ un fremito quando sentira’ la vocina nasale che recita "sparecchiavo" e in cuor suo pensera’ che forse una sorte simile tocchera’ anche alla sua piccina, brutta asserpentata. I filmi si guardano ma spesso son loro che vedan noi (Si, ma solo quelli fatti bene come Amici Miei, gli altri film sono orbi , ndr ). Su di me Amici Miei suscita altre sensazioni, mi fa pensare ai miei genitori, a mio padre che quande ci fu l’alluvione abitava a Settignano e prese la sua moto rossa (che io m’immagino tale e quale alla mitica moto del Che, la Poderosa, anche se poi la faceva piu’ fumo che chilometri) per andare a vedere icche gl’era successo e mi raccontava poi che c’erano i divani che galleggiavan dove prima c’erano le strade…alla mi mamma che da piccina la viveva in due stanze in affitto… non una casa di due vani ma proprio due stanze, una in un posto e l’altra distante qualche piano di scale, senz’altro avanzate alle famiglie che avevano gli appartamenti "completi"… per me Amici Miei e’ sentir chiacchierare la mi’ zia Maddalena Nardi che la stava di casa in via del Castellaccio e l’aveva il marito "tramviere" che raccontava i nomi delle strade piu’ strani, per me poi che unn’ero nemmen di Firenze, e per me Via Calimaruzza la c’ha immancabile il sapore delle caramelle Rossana, che la zia si portava dietro SEMPRE. Per me Amici Miei ha lo stesso odore di Firenze di mattina, quando la prima settimana dei settembre o l’ultima di agosto di pigliava il treno la mattina presto presto e si veniva a Firenze a far le compere per la scuola, scorta di quaderni a quadretti perche’ le righe prima bisognava sentire la maestra quale la voleva, e buttar via quattrini per un quadrerno colle righe sbagliate proprio non si poteva, ecco… lo stesso odore di Firenze di mattina appena scesa dal treno e immersa fin’all’orecchi nell’avventura di comprar le gomme da cancellare all’Upimme… vedere quel filme mi riporta in testa i soliti odori, i soliti colori, la solita gente e a seconda dello stato d’animo di quando io lo guardo ci vedo cose differenti, qualche volta spensieratamente noto le meravigliose battute, qualche volta vedo la sedia a rotelle e la tristezza neglio occhi di Tognazzi, qualche volta rido come una pazza quande pintano la torre di Pisa… dipende! Mica e’ possibile guardare un film o leggere un libro sempre nel solito modo, cambiamo noi da una volta all’altra, cambia il film che "abbassa il volume" nelle parti che non si mettono in rilievo di volta in volta, come se seguisse una sua logica, il portare avanti o meno un’idea in quel momento preciso.
firmato: Cristina, ma soprattutto antani

A proposito di consumismo (si dice ci sia crisi)

Si dice ci sia la crisi. Intanto, l’altro giorno – antivigilia – il centro di Firenze e i negozi erano strapieni. Non so se la gente comprasse e spendesse, però c’era. E se c’è, in genere compra, magari spende meno , ma è difficile stare a vedere le vetrine senza comprare proprio niente. Si dice ci sia la crisi ma intanto l’8 dicembre al ritorno dalla montagna, che siano le piste innevate o i mercatini tirolesi di natale, sull’autostrada del Brennero si è formata una coda di 100 Km. Si dice ci sia la crisi, intanto i voli e i soggiorni alla Maldive sono tutti esauriti da tempo. E si dice anche ci sia la crisi , però qualche giorno fa ho prenotato la mia settimana bianca e a differenza degli altri anni ho faticato un casino a trovare un albergo e alla fine mi è toccato cambiare settimana. Ho pensato, e chiesto all’albergatore, se è perchè c’è tanta neve… "macchè, è tutto prenotato da ottobre". Ah, meno male che c’è la crisi. Intanto vado ogni tanto in pizzeria, e c’è sempre la solita gente che mangia e bene. Che crisi, eh! A meno che, come al solito, la crisi non colpisca i soliti noti: i precari, i giovani, i poveri, gli anziani, i disoccupati, chi ha un mutuo che strozza (magari perchè si è fatto il passo più lungo della gamba) , chi ha un contratto di lavoro di quelli che ti lasciano nell’incertezza (Ho sempre la sensazione che anche commercianti a imprenditori ai minimi segni di contrazione delle vendite alzino sempre la manina a chiedere aiuti vari allo stato).
Che dire, un poco mi vergogno: perchè mi rendo conto che sono un privilegiato, che ha un discreto lavoro abbastanza solido e discretamente remunerato (coi tempi che corrono…) ; e avevo detto che mi si era guastato il GPS, e dato che resterà mesi in assistenza ho optato per comprarmi l’ultima novità (Garmin 405): carino , ma superfluo. Sì mi vergogno e dico che sono un consumista, a mia discolpa dico che non spendo nulla di nulla se non in benzina, oggetti per correre e in genere sport, libri. Roba che sicuramente è superflua, ma per me non lo è perchè legata alle mie passioni. Nel frattempo, mi resta il dubbio che il superfluo , l’abbondanza è ciò che la gente predilige: cosa che non sento propriamente mia. Quanto alla crisi, di sicuro c’è: speriamo che l’anno nuovo sia migliore, specie per quelli che ne han davvero bisogno.

25 dicembre, pensieri in libertà

Oggi è natale, e prima di finire di raccontare dello scorso weekend, non esauritosi con il TA delle 5 terre, mi viene di fare una riflessione sul giorno di oggi. Come ho già detto non sono credente ma semplicemente agnostico, sebbene nutra una seria forma di rispetto e curiosità per gli aspetti culturali e filosofici delle religione (ovviamente non per l’alone di potere che le circonda). Beh, è banale considerare come il giorno di Natale sia diventato una festa consumistica, non a caso celebrata non solo nel mondo cristiano ma anche in altre culture, dalla ortodossa che lo celebra a gennaio fino a quelle dell’estremo oriente. Una cosa che mi stupiva fin da bambino era il fatto che le chiese, a Natale, fossero stracolmente mentre nelle altre domeniche restano desolatamente semivuote. Il perchè è anch’esso ovvio, sta nel fatto che la religione cattolica per la stragrande maggioranza di italiani resta solo un fattore culturale che permea la società, ne vengono considerati alcuni valori ma solo per personalissima scelta. In pratica, in tanti si sono costruiti il proprio cristianesimo su misura. Nulla di male, come non ci sarebbe nulla di male nel fatto che sia diventata una festa di puro e semplice consumo di merci… diciamo solo che è triste. Nel diventare una festa del consumo e dell’acquisto, il periodo delle feste diventa così un periodo in cui obbligatoriamente si deve essere felici e in compagnia. Anche a prescindere dai rapporti personali. Mah, io ho dei bei ricordi da bambino del natale come occasione di risate e chiacchiere con alcuni parenti , cugini zii ecc. Ma trovo assurda questa convenzione sociale del natale come momento di bontà e di incontro in cui la solitudine è bandita. 
Sono comunque rimasto stupito nel vedere oggi veramente tanta gente, sia nel pomeriggio che di mattina, allenarsi, in campagna o in città. Da sola. In ogni caso, ho corso anche io, un paio di 3000 tirati tanto per sentire un poco di fiatone. Bello, ho sempre corso il 25 dicembre, d’altronde ho sempre detto che correre è il mio modo per celebrare la mia comunione con il mondo e la natura. E magari non sono l’unico a pensarla così.

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