Recensione a “Il tramonto dell’Euro”, di A. Bagnai

[Premessa: chi scrive non è un euroscettico, neanche un eurodubbioso, diciamo un eurodeluso che sperava che l’unione non fosse solo meramente monetaria ma anche e soprattutto politica, e non discettasse solo di dimensioni della pizza o degli ingredienti della paella ma anche di salari minimi o standard dell’istruzione o diritti dei contribuenti. Tendenzialmente sono per mantenere l’euro e ho letto questo volume proprio per sentire l’altra campana. Devo dire che questa campana di Bagnai è veramente l’unica ascoltabile nel campo dei “no euro” , pur sovrastata da ciance e grida dei politici cui non interessa niente ma che hanno scorto un buon bacino elettorale in cui pescare o da pseudo economisti che grazie alla litania no-euro hanno ottenuto un posto in prima fila nei dibattiti televisivi]

Nel 2012 ci fu l’aumento dello spread, la lettera della BCE all’Italia, la caduta del governo Berlusconi, Monti, Fornero &co. Fino ad allora l’Italia era il paese più euroentusiasta dell’unione: ora non lo è più, strozzata dalle tasse e dalla crisi. Tanti oltre che euroscettici vorrebbero il ritorno alla Lira, e i partiti che sposano tesi del genere sono sempre di più. Nel 2012 fioccavano libri post e articoli che paventavano scenari da incubo nel caso del ritorno alla Lira. Comparve però anche questo libro di Bagnai, che cerca di smontare quelle tesi.
E ci riesce, o almeno è abbastanza convincente nel farlo. Molto più dei vari Salvini Grillo o La Russa.

L’analisi parte da un rapido excursus di storia economica (Bretton Woods, le crisi petrolifere degli anni ’70, lo SME ecc.) Segue una corposa analisi , abbastanza complessa per chi come me non ha mai studiato macroeconomia all’università, in cui in pratica, basandosi sulla teoria delle aree valutarie ottimali, Bagnai fornisce appigli solidi a chi dice “con la lira saremmo stati meglio”. Anzi, lo saremmo stati senza Euro, senza SME e senza divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia (come dire che tanti problemi vengono da lontano).
Questa parte mi è piaciuta molto e mi è parsa, dal basso delle mie conoscenze in materia, anche abbastanza solida
Il succo è: coi cambi completamente liberi la nostra moneta si svaluterebbe secondo quanto dice il mercato e ciò sarebbe bene, questo favorirebbe le esportazioni, l’aumento della produttività e quindi dei salari e soprattutto aumenterebbero i posti di lavoro, mentre i debiti dello stato si pagherebbero stampando banconote, ed anche così la disoccupazione scenderebbe

(dubbio forte che mi perseguita e che non mi pare ben chiarito: ma allora com’è che finchè c’erano i cambi fissi di Bretton Woods l’Italia andava alla stragrande? E soprattutto, svalutando così tanto, non patiremmo troppo in caso di nuova crisi petrolifera come nel ’73 e ’79 ? di petrolio ce n’é sempre meno…. e l’inflazione che ci sarebbe stampando moneta, non segherebbe troppo pensioni e stipendi?)

L’analisi sulle aree valutarie ottimali però mi pare nel complesso solida argomentata e corredata da numeri e grafici- Il dubbio “ma forse era meglio se non si aderiva alla moneta unica” te lo fa venire eccome. Capitoli finali, strategie per l’uscita dall’euro. Qua noto davvero un eccesso di ottimismo, mi pare che Bagnai nasconda sotto il tappeto sia i problemi politici (servirebbe l’OK pressochè contemporaneo di Consiglio dei ministri, Camera, Senato e Presidente della Repubblica: saranno tutti d’accordo?) sia quelli tecnici (il changeover non è solo stampare moneta ma anche adeguare i sistemi informatici e telematici: rischio di fuga di notizie alle stelle!) e infine alcuni macroeconomici (per lui non ci sarebbe inflazione e cita casi andati bene come la separazione della Cecoslovacchia, ma qui la faccenda è veramente più grossa). E infine, non è che un’Italia fuori dall’euro sarebbe massacrata di dazi per vino macchinari e scarpe, o piuttosto non rischierebbe di vedere le sue grosse aziende comprate per una manciata di lenticchie? E non si innescherebbe una crisi mondiale mai vista? Questa crisi è nata per il fallimento di una banca, se fallisse un paese (di questo si tratterebbe, cambiando moneta) i rischi sarebbero notevoli e su ciò mi pare che Bagnai ci passi sopra con troppa facilità. Per non parlare di rischi politici (guerre commerciali, dazi come se piovesse, fino ai rischi per la pace nel continente più guerrafondaio del mondo)

C’è anche un altro limite evidente: il suo tono irridente e sarcastico verso chi non la pensa come lui.
http://espresso.repubblica.it/affari/2014/04/28/news/noeurostorm-l-assalto-dei-cattivi-maestri-1.163093
Finchè si legge su twitter , o un post del suo blog, vabbè, anzi potrebbe essere una efficace strategia comunicativa, ma per un libro intero diventa oltremodo fastidioso. E non è prendendo in giro chi non concorda con te che aumenta l’autorevolezza di ciò che dici. C’è questo atteggiamento da Cassandra che non depone bene: chè, anche i bimbi lo sanno, le cassandre non vengon mai credute, anche se han ragione.

[per chi volesse approfondire l’argomento , si può studiare il suo ottimo blog
http://goofynomics.blogspot.it/
E se uno volesse leggere qualcosa anche sulla campagna pro-Euro e di contestazione alle tesi di Bagnai, si può partire da qui
http://noisefromamerika.org/articolo/negazionisti-euro
http://noisefromamerika.org/articolo/ancora-euro-germania-parte-1
o in generale in tutti i post con tag “euro” del medesimo sito, tipo gli ultimi articoli di Boldrin seguiti a un convegno con Bagnai.
infine, mi piace pure questo scenario, che cita l’alter ego di Bagnai di destra, Borghi
http://stradeonline.it/monografica/545-fuori-dall-euro-il-giorno-dopo ]
e sempre riguardo l’uscita dall’euro – che come avrete capito è un aspetto molto critico
http://www.nber.org/chapters/c11654.pdf
E infine un paio di analisi , la prima di Nomura
http://www.nomura.com/europe/resources/pdf/Europe%20will%20work%20FINAL_March2011.pdf
e l’altra di Citigroup,
http://faculty.london.edu/mjacobides/assets/documents/Citi_Euro_Future_Note_9.9.11.pdf
il cui analista Buiter, molto citato e apprezzato da Bagnai ma che pur critico sull’Euro è ancor più dubbioso sulla sua fine
http://www.relooney.info/0_New_12466.pdf ]

Post Scriptum
Ho scritto queste pagine negli ultimi mesi, poi Bagnai si è deciso a scrivere un nuovo libro . Buona lettura a chi è interessato.

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Paesi del G20: i migliori e i peggiori per le donne

Dal bel blog del giornalista Simone Spetia http://simonespetia.wordpress.com/ riprendo questa bellissima infografica sulla situazione della donna nei paesi del G20

Risultati deludenti, direi. Come ho scritto su Twitter, la civiltà di un paese si misura da come tratta la minoranza più numerosa, le donne. E ad  uscirne male sembra sia l’intero genere umano

Infografica sulla situazione delle donne nei paesi del G20

Di forconi, euro e rivolte

Arrivo un pò in ritardo, forse, ma magari meglio così, in modo da ragionare a freddo a bocce ferme. Parlo dei movimenti dei forconi, blocchi di camionisti e tassisti, di un pò di fermento sociale che si nota in giro. Beh, che ci sia mi pare anche normale, in tempi di crisi. Ma la riflessione che voglio fare è un’altra.
Raccolgo qui sotto un pò di riferimenti: per cominciare, una bella analisi dei forconi siciliani abbastanza distaccata,  questa,  quest’altra e poi quest’altra ancora sul medesimo argomento, di siti di sinistra certo non benevoli nei riguardi dei governi moderati, infine quest’altro che invece simpatizza notevolmente e non si preoccupa di infiltrazioni neofasciste. Personalmente noto che certe proteste emergono quando al potere non c’è la destra, e la cosa un pò mi insospettisce. A freddo noto che questa protesta per ora si è fermata: i forconi tornano a spalare il fieno,nelle cascine, i camion a correre in autostrada neve permettendo, i tassisti a scorrazzare in città. Mi immagino però che, dai pescatori campani ai pastori sardi, ci siano ancora gruppi di persone, di imprenditori o semplici dipendenti, in forte difficoltà lavorativa. Che magari ora hanno serie difficoltà a protestare perchè troppo pochi, troppo soli, troppo inascoltati. Suppongo che, con un eventuale peggioramento di qualche parametro – ad esempio una crisi petrolifera con rincaro dei carburanti – certe proteste potrebbero riesplodere in forma più seria, così come per una ulteriore eventuale manovra governativa che tagli privilegi o pezzi di spesa pubblica. O peggio. Cosa ci potrebbe essere di peggio? Per esempio, una ulteriore crisi finanziaria, uno scivolamento lento verso una situazione simil-Grecia, dove di problemi di ordine pubblico ne hanno avuto tantini come si sa. Per non parlare di una situazione di default incontrollato o di uscita dall’Euro, quando si rimpiangerebbero i prezzi di oggi del gasolio ad esempio. Non è un caso che anche UBS, nella sua dettagliata analisi della situazione Euro e dei vari scenari possibili, parli chiaramente non solo di ordine pubblico ma persino di guerre civili  (paragrafo “Do monetary unions break up without civil wars?”). Scenari pessimi, si sa. Tra l’altro, ci sono molti intellettuali o gruppi di sinistra o militanti dell’antipolitica che vedrebbero di buon occhio nazionalizzazione delle banche, default incontrollato e uscita dall’euro, un pò quelli complottisti descritti qui dentro, generalmente amanti dei complotti. Ma  questi, onestamente, mi pare abbiano capito ben poco. E qui mi riallaccio alle analisi del movimento dei forconi o dei camionisti sopra raccontanti. Alla fine questo attuale governo messo su a raddrizzare l’Italia, mi pare sia la cosa meno peggio che ci possa capitare, come paese. Perchè le alternative sono peggiori, e tra queste non so neanche se metterci un ritorno di Berlusconi come paventa l’economista Zingales qui. No, scenari alternativi al governo Monti non sarebbero movimenti o rivoluzioni di sinistra. Sarebbero con molto probabilità le tipiche pulsioni dell’estrema destra, xenofobia in primis. Perchè questa è la natura dell’Italia: se non c’è stata una rivoluzione socialista nel 1920 o nel 1945, perchè ci dovrebbe essere adesso? Perchè in Italia le tensioni sociali storicamente si sono sempre evolute in sconfitte storiche sia per la sinistra moderata e riformista “di governo” che per quella radicale ed extraparlamentare. Figuriamoci in un mondo come quello di adesso in cui non è la povertà ad essere diffusa bensì un certo benessere.

UBS quindi ci dice che la crisi potrebbe evolvere, in caso di rottura nella zona Euro, in fortissime tensioni sociali. Perchè ci dice ciò? Sulla base di dati storici. In fondo l’Unione Europea nacque proprio in questo continente perchè storicamente è sempre stato questo il continente più rissoso e guerrafondaio, quello dove si sono svolte le più grandi guerre, dove sono morti più soldati e più persone comuni: nulla di più facile che una rottura dell’Euro e della UE , o di un suo pezzetto come la nostra penisola, portino nel breve a tensioni sociali poco sopportabili e nel lungo periodo a cose ben peggiori. Ecco perchè mi viene di sostenere a pie’ sospinto il governo Monti, come migliore argine a derive di estrema destra, come il miglior governo che ci può essere oggi in Italia: o almeno il meno peggio, diciamo. Vorrei in particolare far notare che il bocconiano stesso ha paventato il sorgere di problematiche del genere, magari anche solo nella forma del nazionalismo o del revanscismo, o dell’antigermanismo: ha evocato più questo come pericolo che il collasso del sistema interbancario, e per uno che si è occupato da sempre di scienza bancaria non è poco. Aggiungerei che ciò corrisponde molto anche al carattereste storico della destra nostrana – demagogia, corporativismo, illiberalismo ecc. – Sono consapevole che mi si potrebbe dire che sono scenari troppo pessimistici e politiche diverse dalle presenti e recenti  (più tasse? più spesa pubblica? uscita concordata dalla zona UE? mah ) potrebbero tamponare la situazione, ma più che strategie queste mi parrebbero speranze non supportate da dati; e se è vero che certi gruppi che protestano espongono istanze giuste cui un governo giusto deve venire incontro – sono d’accordo e questo dovrebbe essere compito di un bravo governo di qualsiasi colore-  , questo non implica che si debba tornare per forza a quantità immense di spese pubblica, che di per sè non garantiscono nulla (vedi gli USA che nonostante l’iniezione di denaro fresco ancora patiscono) e che ci porterebbero ad abbondare la zona euro ed entrare in un circolo vizioso in cui per placare le proteste si stamperebbe e distribuirebbe a chiunque una moneta del valore della cartigienica che nessuno vorrebbe. Chi veramente ha a cuore le istanze di chi rischia di sprofondare nella povertà dovrebbe pensare quindi principalmente a porre basi politiche per guidare la fase post-Monti.

 

Commenti politico-referendari

Passati i ballottaggi mi viene voglia di fare un punto della situazione politico-elettorale italiana ad oggi Partiamo quindi dalle

  • elezioni europee: in un contesto nella UE che ha visto grossa crisi dei partiti del PSE e una grossa crescita della destra, specie euroscettica, l’Italia si dimostra parzialmente un caso a sè stante. Con il PDL che vince ma non stravince e ottiene meno del previsto, con la Lega che vince ancor di più e comincia ad avventurarsi sotto gli Appennini, un UDC che rimane con la sua piccola nicchia di voto d’opinione senza poter incidere poi molto. Con il PD che perde ma non straperde, in compenso va male il resto della sinistra, magari non malissimo come alle politiche ma quasi, confermando però  di avere prospettive assari misere per il futuro.
  • referenda: quorum lontano anni luce, sono serviti solo a dimostrare l’insulsaggine della normativa attuale, completamente al di fuori dello spirito che portò l’Assemblea Costituente ad istituire il referendum abrogativo. Urge un draconiano aumento delle firme necessarie per indire un referendum e l’abolizione o la riduzione drastica del quorum. Su questi referendum vorrei far notare che tra i pochi votanti c’è stato un piccolo ma, dati i bassi numeri, significativo risultato del quesito sulla possibilità di potersi candidare solo in una area geografica e non in tutta Italia: ulteriore segnale di disaffezione e disapprovazione verso la classe politica tutta
  • amministrative. Bilancio pauroso per il lato sinistro del panorama politico italiano. C’è da sghignazzare amaramente a leggere manifestazioni di contentezza dell’attuale segretario del PD: c’è solo da ipotizzare che temessero una disfatta di proporzioni bibliche. Invece in una elezione amministrativa si deve giudicare principalmente sul numero di amministrazioni perse o conquistate all’avversario. E da questo punto di vista il centrosinistra ha perso in maniera drammatica. E’ pur vero che 5 anni fa raggiunse un massimo storico conquistando anche mezza lombardia, in un momento storico di grossa difficoltà per il governo Berlusconi di allora: però ci sono pesanti segnali di cedimento anche nelle roccaforti
  • andiamole a vedere queste roccaforti: le regioni dell’italia centrale, più qualche macchia di leopardo qua e là per l’Italia. Il PD resta il primo partito solo in due regioni a giudicare dalle europee, perde alcune significative piazze locali come Prato e Sassuolo, arretra generalmente cedendo qualche voto al partitino di Di Pietro e questo in compresenza con un analogo crollo di Rifondazione & co. Che si stia avverando la profezia di Tremonti sul PD che si avvia a diventare una Lega degli Appennini? In ogni caso la situazione di partenza in vista delle importanti regionali del 2010 è veramente deficitaria per le forze di opposizione
  • in effetti, la Lega scende e comincia a guadagnare consensi e consiglieri comunali persino in Toscana. Dove anche l’opposizione di centrodestra, specie le frange più militanti (diciamo vicine all’ex An o all’ex MSI) alzano il capo. Leggevo l’altro giorno un manifesto di un movimento giovanile di destra. Il manifesto riportava uno slogan contro attuali concetti chiave: mobilità flessibilità precarietà . Sembrava di leggere un manifesto di un partito di sinistra. Eccolo qui, un segno dei tempi: la difesa delle classi realmente o potenzialmente più deboli  della società non è più appannaggio del centrosinistra. E quindi un certo movimentismo ben organizzato sul territorio (come era organizzato una volta quello del PCI) porta consensi. E suppongo che pagherà sempre di più, se si dimostrerà non solo un vuoto contenitore di protesta e di lamenti. C’è da dire però che da un lato paga parlando alla pancia della gente soffiando sul fuoco delle paure causate dall’immigrazione, ma dall’altro sembra essere più vicino alla vita di tutti i giorni (se lo sia anche nella realtà è tutto da dimostrare)
  • tutto questo conferma il momento di grossa difficoltà del PD, partito che sembra lontano sia dalle esigenze di strati più deboli sia da quelle dei ceti produttivi. Un partito ancorato nello snobismo, in una antica presupponenza di superiorità che attualmente non ha più alcuna ragione di essere. Un partito che dovrebbe fare solo una cosa: svecchiarsi, nei fatti e non a parole, ricambiando completamente la classe dirigente e ringiovanendola a partire dalla fondamenta locali: più gioventù, più modernità, meno legami col passato, più primarie, più partecipazione dal basso, che dove sono state fatte bene hanno funzionato. Considerazioni che valgono sia per PD che per PS che RC e per un pò tutti i partiti di sinistra, che sembrano essere messi tutti molto male, sopravvivendo solo per rendite di posizioni consolidate, non si sa quanto solide pure in futuro
  • uno sguardo locale sulla Toscana: la sinistra complessivamente regge, la destra sale solo se presenta candidature innovative e contemporaneamente la sinistra fa harakiri. Candidature molto contestate come quella di Renzi a sindaco di Firenze han funzionato, proprio perchè basate sulla partecipazione dal basso e su programmi più moderni e meglio presentati. Anche a Firenze altre candidature avrebbero avuto molta molta difficoltà. La domanda che molti si fanno è: in futuro la Toscana reggerà all’assalto della Lega e del centro destra? Chissà, certamente se dimostrerà di essere più pratica e pragmatica, più comunicativa, sì senza problemi. Qualcuno a sinistra dice che lavorare troppo sulla comunicazione, sui programmi accattivanti, sia sinonimo di berlusconismo e quindi da accontonare se non da rifuggire come il demonio. Mah. Concezioni antiquate per il sottoscritto, il politico migliore è anche quello che vende meglio le cose che fa perchè riesce a convincere la gente che quel che fa è giusto. Alla fine chi mente non riuscirà a nascondere nulla, chi è convincente sarà vincente, specie se riesce a spiegare temi astrusi oppure argomenti delicati su cui è difficile avere consenso. Sì, lo so che è chi è di sinistra in Italia non è d’accordo: è uno dei motivi per cui attualmente la sinistra è perdente, infatti. Quindi, non è berlusconismo, è realismo, i politici in carica in tutto il mondo fanno opera di convincimento, a partire da uno che va per la maggiore come Obama.
  • non posso non chiudere sulle vicende del premier. Non mi riesce esser moralista come fanno alcuni a sinistra, anche un premier ha diritto di andare a letto quando e con chi gli pare nei limiti della legge. Non sono d’accordo sul discorso privacy invocato dalla stampa di destra, nel senso che l’essere personaggio pubblico impone anche un certo diritto di un popolo a poter valutare anche situazioni private. Però resta qualcosa su cui storcere la bocca: come lo squallore di chi sembra essere ossessionato dall’altro sesso. La ripugnanza nel sospettare che l’essere compagni di letto possa portare anche a incarichi politici o almeno candidature, e questo sì che va oltre la sfera privata e tocca il pubblico, ed è un fatto che impone delle spiegazioni. Infine, questa vicenda è solo l’ennesima dimostrazione di come sia anomala la situazione mediatica italiana: mentre altrove la CNN o il Times fanno servizi sulla vita privata di un premier di un altro paese scavando a fondo, qui si nasconde la polvere sotto il tappeto delle veline dei TG invocando il rispetto di una privacy che non sembra valere per tutti. Non penso si tratti solo di direttive dall’alto, sembra più uno squallido servilismo strisciante e ruffiano di basso livello, meccanismo pienamente italiano come il correre in soccorso del vincitore e del potente. Resta quindi solo l’evidenza, ormai talmente tacita e consolidata da neanche accorgercene più, di una situazione che è ai limiti del concetto di democrazia così come inteso nei paesi occidentali.

C'è grossa crisi

Come i due gatti che leggono questo blog sapranno, sarò a breve proprietario immobiliare di un nuovissimo nonchè ristrettissimo microquadrilocale ubicato nel mezzo dei boschi tra Firenze e l’Appennino, sia pure a portata della strada statale che un tempo collegava nord e sud. Impegnato come sono a cercare arredamenti sono capitato in quel di Quarrata: ridente cittadina nella piana fiorentina nei pressi di Pistoia, nota per essere una specie di capitale toscana dell’arredamento, recatomi in passato lì solo per una bella gara collinare, in una di quella vinsi pure uno sgabello (sic!) di buon legno. Insomma, sapevo che lì potevo trovare decine e decine di negozi ansiosi solo di potermi offrire e vendere armadi letti e comò. In effetti il paese è caratterizzato da questa lunga strada dritta che dall’autostrada porta in centro, ricolmo a destra e sinistra di negozi di mobili. Parcheggio e mi incammino. E presto noto che una buona metà dei negozi, molti dei quali di vaste dimensioni, erano chiusi. E quelli che erano aperti avevano un bel tono dimesso, molto triste direi. E la gente in giro era molto molto poca: clienti pochi ed anzianotti. Un pò intristito, quasi come l’ambiente circostante, ho cambiato zona. Qualche giorno dopo invece faccio un salto all’Ikea fiorentina. OK, la qualità del mobilio è quella che è ma anche i prezzi sono molto bassi. Ma soprattutto, è un luogo affollato, divertente, pieno di giovani, bambini, dove la gente è interessata incuriosita e sorride. Traduzione: il modello quarratino dell’industria del mobile è destinato a fallire miseramente.
Da cui mi sono nati come spesso mi accade molti pensieri. Non sull’arredamento, che poco me ne intendo. Ma sulle capacità imprenditoriali dell’industrialotto italiano medio. Sul modello economico di tanti nostri paesi italiani, fondati su un business molto specifico – arredamento, tessile, calzatura, motori, acciaio ecc. Tanti di questi , in grossa crisi. Mi son ricordato quindi di prima che ci fosse l’Ikea a Firenze, che i mobilieri locali e in particolar modo di Quarrata si lamentavano che "sarebbe andato in difficoltà un distretto industriale", bla bla bla, "molti posti di lavoro in pericolo" yadda yadda yadda "
verrebbe attaccata la cultura toscana del mobile" ecc ecc. Come dire, fateci continuare a vendere a prezzi carissimi i nostri vecchissimi mobili che sennò ci tocca tenerceli in magazzino, vogliamo continuare ad avere il monopolio. Beh, ci provarono, d’altronde è solo l’ennesima dimostrazione della totale assenza in questo paese della cultura liberale, della cultura della concorrenza , dei diritti dei consumatori: e di come la cultura imprenditoriale sia deficitaria, chè quelli pensano che fare impresa sia solo pagare 2 euro gli operai e vendere magari in nero subito e il più possibile fregando magari i fornitori.
Tanto per metterci il carico, leggevo l’altro giorno della protesta a Prato: città enorme, la seconda della Toscana, fino a un quarto di secolo fa eternamente venduta all’industria tessile con quei macchinari infernali che funzionavano anche di notte (come in questo bel film di Nuti), adesso è in crisi nera, tra i cinesi che offrono lo stesso prodotto a un decimo del costo e la direi nessuna capacità di rinnovamento di tanta imprenditoria di queste parti che preferisce investire nella Porsche che nell’innovazione. Parafrasando un post del mio amico Riccardo , queste realtà nel loro attuale stato sarebbe bene che chiudessero , o meglio ancora facessero pulizia del vecchio imprenditorame e decidessero davvero di lavorare seriamente, che lo saprebbero fare ancor bene se solo gli tornasse la voglia.

Sorgenti secche

La mia prossima casa sorge nella valle del Carza, che dalle basse montagne a nord di Firenze (quelle dove amo correre trail) scendono verso nord verso il Mugello. Zona attraversata sottoterra dalla TAV, e la TAV ha fatto i suoi bravi danni al sistema idrico della zona. Una zona che ha già ha visto la creazione di un lago artificiale a Bilancino – costruzione prima criticata ma poi apprezzata sia dal lato paesaggistico che dal lato turistico e quindi economico – , i cantieri della Variante di Valico dell’Autosole eternamente aperti da una dozzina di anni. Personalmente sono sempre per le infrastrutture specie se utili e finalizzate a un serio risparmio di tempo e denaro, ma possibile comunque che in Italia vengano sempre realizzate male??
Alle mie terre Paolo Rumiz su Repubblica dedica un articolo, citando pure il paesino dove andrò ad abitare, in cui anni fa usava fare il bagno nel torrente (nei "tori", piscine naturali che si formano sotto le cascate). Lo si può leggere qui. Veloce ma bella descrizione, di uno che questi luoghi li ha davvero visitati.

Quello di cui tutti parlano troppo

Sulla nota vicenda Englaro si è detto troppo, troppissimo se mi perdonate il superlativo: e spesso si è detto anche male. Sul merito specifico faccio fatica ad esprimermi, è un caso veramente limite, dove solo chi lo può vivere può sapere cosa sia. Quindi, le mie riflessioni sono sulla baruffa che si è scatenata.
1- la magistratura si è dimostrata probabilmente migliore della società che la esprime: in assenza di una legge ha provato a usare il buon senso e ad affidarsi alla Costituzione e soprattutto ai diritti lì sanciti, provando a calarli nel caso specifico. Non so se la decisione presa sia quella migliore, sicuramente però ha operato in buona fede e basandosi sui fatti. Anche nella conclusione che stiamo vivendo oggi. Se come sembra partirà un procedimento d’ufficio per calunnia contro gli sciacalli che hanno sfoderato il loro livore cianciando di omicidio potremo dire che lo Stato di Diritto esiste, sebbene sofferente.
2- la classe politica invece si è dimostrata allo stesso livello di emotività della gente comune di questo paese. Posizioni per partito prese, invettive, la parola "dubbio" messa costantemente da parte. In particolare mi hanno stupito espressioni nei riguardi di una famiglia che avrebbe considerato la propria figliola una semplice "scomodità", naturalmente basate su nessun giudizio oggettivo ma solo come supposizione di pancia. Veramente disgustoso. Cosa non si fa per raccogliere 2 voti
3- il giornalismo invece è persino peggio della società che prova a descrivere. Media scatenati, servizi a gogò, ossessione televisiva costante, ho sentito decine di persone che hanno scioperato dalla visione dei telegiornali ormai infastiditi. La partigianeria ovviamente ha preso il sopravvento: e NON mi ha stupito il fatto i pennivendoli di giornali e TV abbiano raccontato soprattutto le veglie i cortei le preghiere INVECE di intervistare esperti e provare a spiegare cosa sia uno stato vegetativo (beh in effetti non farebbe troppa audience)
4- infine, questo caso (unito alla famosa vicenda dei lefevriani reazionari ed antisemiti) fa toccare alla chiesa cattolica romana (minuscolo d’obbligo) il punto più basso raggiunto negli ultimi decenni. Soprattutto, chiarisce l’errore filosofico di fondo: che esista un’etica assoluta cui fare riferimento, e che il Relativismo Etico sia il Male. La vicenda Englaro invece chiarisce a tutti senza ombra di dubbio che ogni caso è specifico e ogni individuo è diverso, per cui non esistono soluzioni e leggi naturali da seguire obbligatoriamente, tanto più nella società contemporanea fondata sulla libertà individuale. Mi ha colpito leggere una intervista al filosofo cattolicissimo G. Reale, sul cui testo affrontai Platone e Aristotele più di 20 anni , in cui evidenziava la peculiarità della vicenda e gli errori di oltretevere. Quando fu eletto questo papa dissi subito che le parti in campo si sarebbero definite: gli integralisti da una parte, gli spiriti liberi dall’altro: e ciò sta avvenendo. E’ difficile che la ipocrita società italica abbandoni l’ombrello di piazza di san pietro ma di sicuro da oggi la chiesa cattolica (l’istituzione ovviamente: non i veri preti che operano sul campo) è evidentemente molto più lontana dalla realtà della vita di questo paese: e di ciò mi rallegro.

Amici Miei, Firenze, vita, gioco, morte

E’ uno dei film preferiti di molti, "Amici miei": non avendo voglia e tempo di scrivere pubblico qui interessanti pezzi di commenti apparsi su un gruppo di discussione fiorentino. Per dire che il cinema non è solo schermo e popcorn

è un insieme di emozioni, come dopo una notte di bagordi non resta solo la stanchezza e il mal di testa, resta anche il pensiero di una giornata per cui è valso la pena vivere.

il succo del film sta tutto nella battuta del Perozzi, riferito al figlio: "non ho mai capito se son più bischero io che prendo la vita come un gioco, se è lui che la prende come una condanna ai lavori forzati , o se lo siamo
tutti e due"

Avevo tredici anni quando l’ho visto la prima volta, ed era la Firenze che avevo sotto gli occhi in quel preciso momento. Naturalmente, da tredicenne, non potevo "elaborare" la visione del film come la posso elaborare oggi da quarantaseienne; ci feci la congrua dose di risate, ma un senso di tristezza mi prese anche allora. Istintiva, probabilmente. Dell’oggi non parlo volutamente, anche perché la mia età si sta pericolosamente avvicinando a quella dei protagonisti del film (che sono peraltro quasi tutti morti: Tognazzi, Noiret, Celi, Montagnani, Paolo Stoppa l’usuraio…). Così come non voglio parlare della Firenze "di oggi" contrapposta a quella "di ieri", e quale delle due sia "migliore" o "peggiore". Il tempo se ne va e non lo si riagguanta. "Amici miei" è la storia disperata di un patetico, eroico, carognesco tentativo di riagguantarlo. E’ un film che, in puro stile toscano, ha una protagonista che c’è ma non si vede, sorella Morte; e i mortali provano a farsene beffe, pur sapendo benissimo come andrà a finire. Sembra che, nel progetto originale di Pietro Germi, dovesse essere ambientato a Bologna e che solo per improvvisi problemi l’ambientazione fosse stata spostata a Firenze. Mai improvvisi problemi furono più provvidenziali. Quando si parla della cosiddetta "toscanità", si scorda generalmente una sua componente essenziale, dal punto di vista storico: il rapporto con la morte, che dà al toscano quel suo background cupo e infernale che è lecito forse far risalire addirittura agli Etruschi. Il resto, le battute, la voglia di scherzare eccetera, è il belletto che lo ricopre.  "Amici miei" ha saputo incredibilmente bene tirare via quel belletto e riportare il toscano alla sua nudità.

(nota: scritto in puro dialetto fiorentino)
oh, tanti bei discorsi sulla toscanità, sulla filosofia, sulla patina del tempo e altre allegre amenita’… o gente, e ll’e’ un filme! e per sua natura chi lo vede ci si rispecchia! Se uno gl’abita in un angusto
monolocale verso Novoli e lavora come precario a un colsenter allora guardera’ la parte dove si vede la casa del Mascetti con un occhio differente e dentro di se dirà: guarda questi coglioni che con dieci minuti di film hanno reso appieno l’angoscia del cassintegrato che unn’arriva a fine mese, ecc ecc… quando in realta’ e’ lui che ci vede la poesia o la crudezza; la mamma belloccia ma appassita che si ritrova la figliola non proprio avvenente avra’ un fremito quando sentira’ la vocina nasale che recita "sparecchiavo" e in cuor suo pensera’ che forse una sorte simile tocchera’ anche alla sua piccina, brutta asserpentata. I filmi si guardano ma spesso son loro che vedan noi (Si, ma solo quelli fatti bene come Amici Miei, gli altri film sono orbi , ndr ). Su di me Amici Miei suscita altre sensazioni, mi fa pensare ai miei genitori, a mio padre che quande ci fu l’alluvione abitava a Settignano e prese la sua moto rossa (che io m’immagino tale e quale alla mitica moto del Che, la Poderosa, anche se poi la faceva piu’ fumo che chilometri) per andare a vedere icche gl’era successo e mi raccontava poi che c’erano i divani che galleggiavan dove prima c’erano le strade…alla mi mamma che da piccina la viveva in due stanze in affitto… non una casa di due vani ma proprio due stanze, una in un posto e l’altra distante qualche piano di scale, senz’altro avanzate alle famiglie che avevano gli appartamenti "completi"… per me Amici Miei e’ sentir chiacchierare la mi’ zia Maddalena Nardi che la stava di casa in via del Castellaccio e l’aveva il marito "tramviere" che raccontava i nomi delle strade piu’ strani, per me poi che unn’ero nemmen di Firenze, e per me Via Calimaruzza la c’ha immancabile il sapore delle caramelle Rossana, che la zia si portava dietro SEMPRE. Per me Amici Miei ha lo stesso odore di Firenze di mattina, quando la prima settimana dei settembre o l’ultima di agosto di pigliava il treno la mattina presto presto e si veniva a Firenze a far le compere per la scuola, scorta di quaderni a quadretti perche’ le righe prima bisognava sentire la maestra quale la voleva, e buttar via quattrini per un quadrerno colle righe sbagliate proprio non si poteva, ecco… lo stesso odore di Firenze di mattina appena scesa dal treno e immersa fin’all’orecchi nell’avventura di comprar le gomme da cancellare all’Upimme… vedere quel filme mi riporta in testa i soliti odori, i soliti colori, la solita gente e a seconda dello stato d’animo di quando io lo guardo ci vedo cose differenti, qualche volta spensieratamente noto le meravigliose battute, qualche volta vedo la sedia a rotelle e la tristezza neglio occhi di Tognazzi, qualche volta rido come una pazza quande pintano la torre di Pisa… dipende! Mica e’ possibile guardare un film o leggere un libro sempre nel solito modo, cambiamo noi da una volta all’altra, cambia il film che "abbassa il volume" nelle parti che non si mettono in rilievo di volta in volta, come se seguisse una sua logica, il portare avanti o meno un’idea in quel momento preciso.
firmato: Cristina, ma soprattutto antani

Sci e turismo in montagna: tra realismo e sostenibilità

L’altro giorno al Cimone , godendomi una neve dalla qualità alpina e una stazione sciistica molto migliorata, riflettevo sulla sostenibilità del rapporto sci-montagna . Da appassionato di sci alpino sono ovviamente contento e soddisfatto di piste allargate, piste nuove con relativo taglio dei boschi (oddio, i faggi mi stanno così antipatici …), nuovi impianti di risalita. Da amante della montagna in generale no. La questione è dibattuta: si veda ad esempio l’articolo di oggi di Paolo Rumiz su Repubblica. A leggere di speculazioni edilizie, impianti costruiti in località assurde, cattedrali nel deserto destinate ad una eternità di vuoto, mi prende proprio male. Come anche , durante i miei percorsi trail, trovarmi di fronte a piloni in cemento o sferraglianti funivi, non mi fa molto piacere. Tempo fa leggevo che anche dalle mie parti, sul Monte Secchieta nella Foresta di Vallombrosa famosa per l’omonima Abbazia, pensavano di costruire uno skilift e vari rifugi usati negli anni ’60-’70. Orribile al solo pensarci, non solo per la bellezza della foresta ma anche perchè a quote così basse l’innevamento è sempre minimo, se non assolutamente inesistente. Come si legge chiaramente nell’articolo di Rumiz, già sono in perdita le società di funivie più rinomate come quelle del Dolomiti Superski che già si giovano degli impianti più moderni e delle piste e delle località tra le più belle del pianeta: figuriamoci una misera stazioncina sperduta. In generale come spesso mi accade, resto in contraddizione, amo la montagna ma anche uno sport che non la rispetta totalmente (anche per colpa dei maleducati imbecilli che sporcano). Ma è davvero così , cioè che lo sci alpino fa male ai monti?
Il mio giudizio è: non lo so. Credo che come sempre l’integralismo siasbagliato, da una parte e dall’altra, quindi che abbiano piena dignità sia le ragioni degli sciatori alpini e anche di chi investe in quella disciplina, sia in chi sostiene una sacralità della montagna. Ai sostenitori degli impianti di risalita, direi di riflettere bene su quali ferite si infliggono ai monti, ai boschi. Che un certo modello di turismo, all’insegna della frenesia tipica dello sciatore, non può essere sostenibile nel lungo periodo, specie se non è in attivo e se è troppo legato al clima atmosferico, di questi tempi bizzoso. Che più sostenibile sarebbe un turismo più simile a quello estivo, fatto di gite escursioni, sci di fondo, pattinaggio, paesaggi. 
A chi  osteggia lo sci alpino… beh il discorso si fa più complesso. Occorre chiedersi: cosa sarebbe la montagna senza turisti? Specie quelli danarosi che praticano lo sci alpino? Pensiamo a cos’era prima: villaggi sperduti, pochi abitanti che facevano i boscaioli o i pastori, difficilmente gli agricoltori: espressioni di culture ataviche, ma anche nessuna apertura alla modernità, poche speranze in un futuro migliore e non a caso molti emigravano per fare gli operai o le servette in fondovalle. A questo proposito, potrei citare il bellissimo Museo Ladino di Fassa, a Vigo: sono conservati filmati di documentari RAI dove si mostrava la valle anche solo com’era 30 anni fa. Un luogo affascinante e di grande cultura, ma povero, dove si pativa la fame. Questo per le Alpi: per gli Appennini, penso a un film poco conosciuto di Pupi Avati , la Via degli Angeli, dove descrive favolosamente la misera vita delle genti delle valli del Reno e del Panaro di quei tempi, facilmente attratti dal miraggio di una festa in balera che li potesse per un attimo distrarre da una vita di stenti. Da quel punto di vista, è ovvio che la ricchezza degli ultimi anni ha solo parzialmente redento secoli di sofferenze delle genti dei monti.
Mi pare di aver descritto bene la complessità della situazione: da parte mia rimango nel dubbio, mi sento in colpa nello sciare e risalire con le funivie invece che a piedi, ma urlo di gioia mentro stringo una curva con i miei sci ai piedi. Urlo di gioia anche altre volte, come quando quest’estate a risalire a piedi le piste dell’Abetone in una giornata deserta contemplavo la bellezza della natura: basta che l’uomo sparisca per un pò che  si riappropria dei suoi beni, cosicchè le piste da discesa, d’inverno così caotiche, a giugno sono esclusivo patrimonio di colonie di marmotte e famiglie di cervi. Come ricordarci che possiamo ferire la natura quanto vogliamo, ma Lei è sempre la più forte.

A proposito di consumismo (si dice ci sia crisi)

Si dice ci sia la crisi. Intanto, l’altro giorno – antivigilia – il centro di Firenze e i negozi erano strapieni. Non so se la gente comprasse e spendesse, però c’era. E se c’è, in genere compra, magari spende meno , ma è difficile stare a vedere le vetrine senza comprare proprio niente. Si dice ci sia la crisi ma intanto l’8 dicembre al ritorno dalla montagna, che siano le piste innevate o i mercatini tirolesi di natale, sull’autostrada del Brennero si è formata una coda di 100 Km. Si dice ci sia la crisi, intanto i voli e i soggiorni alla Maldive sono tutti esauriti da tempo. E si dice anche ci sia la crisi , però qualche giorno fa ho prenotato la mia settimana bianca e a differenza degli altri anni ho faticato un casino a trovare un albergo e alla fine mi è toccato cambiare settimana. Ho pensato, e chiesto all’albergatore, se è perchè c’è tanta neve… "macchè, è tutto prenotato da ottobre". Ah, meno male che c’è la crisi. Intanto vado ogni tanto in pizzeria, e c’è sempre la solita gente che mangia e bene. Che crisi, eh! A meno che, come al solito, la crisi non colpisca i soliti noti: i precari, i giovani, i poveri, gli anziani, i disoccupati, chi ha un mutuo che strozza (magari perchè si è fatto il passo più lungo della gamba) , chi ha un contratto di lavoro di quelli che ti lasciano nell’incertezza (Ho sempre la sensazione che anche commercianti a imprenditori ai minimi segni di contrazione delle vendite alzino sempre la manina a chiedere aiuti vari allo stato).
Che dire, un poco mi vergogno: perchè mi rendo conto che sono un privilegiato, che ha un discreto lavoro abbastanza solido e discretamente remunerato (coi tempi che corrono…) ; e avevo detto che mi si era guastato il GPS, e dato che resterà mesi in assistenza ho optato per comprarmi l’ultima novità (Garmin 405): carino , ma superfluo. Sì mi vergogno e dico che sono un consumista, a mia discolpa dico che non spendo nulla di nulla se non in benzina, oggetti per correre e in genere sport, libri. Roba che sicuramente è superflua, ma per me non lo è perchè legata alle mie passioni. Nel frattempo, mi resta il dubbio che il superfluo , l’abbondanza è ciò che la gente predilige: cosa che non sento propriamente mia. Quanto alla crisi, di sicuro c’è: speriamo che l’anno nuovo sia migliore, specie per quelli che ne han davvero bisogno.

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