Di nuovo in bici!

Visto che approfitto di questa paese rigenerante (per la mente e per il mio tallone) e non corro, almeno ora che è caldo sono riusciuto a rimettere in sesto la bici, gonfiare le gomme, oliare la catena e via. Un paio di belle sedute nel fine settimana, la prima di un’oretta sulle colline tra Petrona e Fagna (zona Scarperia), ieri ben 2h30′ belle toste verso Scarperia, Sant’Agata, Galliano, Bosco ai Frati. Tanto sterrato, sassi, campi, però anche tanto asfalto. Sono arrivato un pò stanco ma poi rimasto cotto tutto il giorno. Subito messo alla prova nella mia specialità, la fuga da pastore maremmano lanciato all’assalto dei miei polpacci (accidenti ai padroni dei cani), meno male almeno in bici la fuga è facile.

Qui il giro di ieri

Certo che il Mugello è veramente un territorio vasto e affascinante: girando per le strade ne cogli solo la metà, quella industrializzata. Girando per stradine e sentieri invece vedi tutto il resto: case coloniche diroccate, prati e campi sterminati, altopiani o valli anguste, boschi, fattorie, queste decine e decine di vallette trasversali che dall’Appennino scivolano giù verso la Sieve , tutte con una stradina sul crinale dove oramai passano quasi solo trattori. C’era una bella luce ieri da sopra Galliano, la primavera sta arrivando.

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Defatigamento (un par di palle) in MTB …

Post lunghissimo al Passatore ho voluto sfruttare una splendida giornata di sole, tersa e calda, per fare un lauto defatigamento in bici. Inforco le due ruote e risalgo il Carza sulla mulattiera per il Carlone, la stanchezza del giorno prima si fa un po’ sentire. La valle del Carlone è come al solito deserta, selvaggia, il sole batte in fronta e fa sudare copiosamente. Salita leggera ma fondo pessimo, a pietre e gradoni, nei pochi punti ripidi è difficile rimanere in sella tuttavia me la cavo egregiamente a scavalcare le pietre più grandi e a trovare la migliore traiettoria. Guado del torrente e ultima salita e si arriva tra Legri e Le Croci. Stavolta però sono in vena di esplorazione e mi fiondo verso Lavacchio, obiettivo il Castello del Trebbio, per arrivarci dovrò superare il monte che guarda il Lago di Bilancino da sud. Ci sono le segnaletiche CAI a guidarmi però a posteriori mi fanno prendere la strada peggiore per le due ruote, un sentiero single track nella boscaglia stracolmo di pietroni grandi, tocca riscendere chè non riesco a stare in piedi, comincia a dolere la schiena per i tanti colpi di reni dati per superare i gradini più grandi. Saliscendi fino alla chiesina di Cupo, un ambiente veramente selvaggio, si vede il Lago abbagliato dal sole e gli Appennini in lontananza. Ultima salita breve ma anche questa molto tecnica e poi una lunga discesa non ripida ma molto sconnessa, serve frenare molto spesso per evitare salti pericolosi, le spalle dolgono per tenere saldo il mezzo. Finalmente si arriva al Castello, nuova salitella per S.Giovanni fatta molto bene. Giro intorno al Lago affollato di turisti, oramai è quasi solo asfalto dove provo a spingere ma comincio a sentire la fatica. 40Km, oltre metà offroad su tratti molto difficili, 2h35', mi pare un'ottima prestazione.

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Passata un'estate

E' passata più di una intera stagione dall'ultimo post. In compenso, tanti cambiamenti da allora.
Finiva la primavera, lo scorso 20 giugno. Corsi l'ultima gara, cioè allora non lo sapevo che sarebbe stata l'ultima per un bel pezzo. Ero a Stia, il paese più in alto del Casentino, famoso per il ferro battuto, per l'ottima cucina, per il meraviglioso parco delle foreste Casentinesi dove ho già corso , perché ci hanno girato il film "il ciclone". La gara era il trail del Falterona, dove partendo dalla meravigliosa piazzetta del paesino si saliva prima per le campagne e poi per piovosissime foreste alla sorgente dell'Arno e poi alla vetta del Monte, oltre 1600mt. Poi una lunga discesa pedalabile fino a un paesino con annessa Sagra della Trota. Pioggia a catinelle a parte, veramente tutto molto bello.
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Poi ci sono state lunghe e meritate vacanze. Oddio, chiamiamole con il nome giusto, viaggio di nozze. Pozza di FassaDato che mi garba distinguermi per l'originalità dei miei gusti, ho iniziato il viaggio prima delle nozze stesse, visto che il matrimonio fu celebrato nell'amata Val di Fassa. Non solo luogo di vacanza, ma luogo dell'anima.

E poi partenza per la Germania, ove non ero mai stato, e viaggio on the road con l'Opel Corsa. Fussen, Monaco, Erfurt e dintorni della Turingia (Weimar, Eisenach, Muhlhausen), Berlino. Tanto per deviare, Praga. Tanta birra, tanto mangiare, tanto shopping, tanto ammirare un paese che a me è sembrato abitato da genti non molto diversi dagli italiani, solo terribilmente più ordinati efficienti e soprattutto ricchi.

Al ritorno, potevo ributtarmi nei trail. La forma però era poca. E soprattutto un giorno crack, frattura del metatarso del piede destro, stupidamente mentre mi accingevo a fare il bagno al lago. Tanto gesso, tanto riposo sul divano, tanti libri – meraviglioso "Vedi di non morire" di Bazell letto in sala d'attesa del pronto soccorso mentre mi accingevo ad apprendere la ferale diagnosi , fantastici "The getaway man"   e "Anche i poeti uccidono " consigliati dal loro traduttore Luca Conti –  poi tanto sport televisivo – anonimi campionati europei di atletica, belli invece quelli di nuoto. Tanto per confermare la mia vocazione consumistica, ora ho uno smartphone, finalmente. Figata galattica, va detto. Un computer nel palmo della mano. Del telefono me ne faccio poco, ma avere un GPS e un accesso a Internet in tasca è una novità. Già sperimentato pure come registratore di attività sportive.

Da un mese sono tornato al lavoro e ad una vita più normale, il piede sta meglio e l'intervento chirurgico è scongiurato. Niente corsa però. Piscina in pausa pranzo, palestra ogni tanto la sera, nel week end divertenti giri in mountain-bike sulla mia nuova fiammante Bianchi Kuma. Per ora tanto asfalto, dove mi pare di andar meglio ma l'indole trail sopravvive e su sentieri o strade bianche mi sento un altro.

Leggo in rete di tante gare, di tanti trail passati presenti e futuri. Ho percepito la tristezza di chi si è visto annullare il Monte Bianco, ho trepidato per i grandi partecipanti al Tour de Geants, così impossibile da essere diventato fenomeno mediatico con partecipanti celebrati come superman (gente, almeno i pochi che conosco di persona, assolutamente normale invece: solo, con un testa grande così). Al momento la corsa non mi manca molto, avevo avvertito che mi dovevo ripulire la mente e trovare nuovi stimoli. D'altronde erano 5 anni e mezzo che ci davo dentro come un matto. Forse non tutto il male vien per nuocere, e intanto ne approfitto per testare le due ruote, che per ora mi piacciono parecchio, incluse quelle tremende fatiche in salita. Ma un giorno tornerò, a correre per strada o per boschi. E, rigenerato, troverò nuovi stimoli, nuove forze magari anche per tornare a viaggiare veloce.

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