Ventasso, e tre!

E sono tre, le volte che arrivo a Busana per cimentarmi con questa montagna favolosa. Il Ventasso, intrico di boschi rovi sterpi sassi, pareti a picco sopra paesini abbarbicati sul niente. Credo non ci sia una gara che riesca a farmi sbocciare un sorriso come questa. Perchè alla fine correre è quasi solo un contorno: non si ama il Ventasso solo per questi 42Km e 2000 metri di dislivello, ma soprattutto per quello che c’è dietro. Dietro, c’è la passione della gente di Busana e degli altri comuni della zona. Passione è riduttivo, ma potrei passare ore a cercare su un vocabolario e non riuscirei a trovare una parola capace di sintetizzare tutto quello che c’è dietro la parola passione: c’è la cortesia, la disponibilità, la simpatia, l’allegria, l’empatia, l’amicizia, la gentilezza. La dignità, la fierezza, l’amore. L’amore per la propria terra, per la propria montagna, per tutti coloro che la amano. Il paradiso del trail, un’organizzazione talmente eccellente da poter solo ringraziare chi, organizzando l’ecomaratona, ci ha permesso di conoscere questi monti.  Serve proprio dire altro? Potrei aggiungere che a tutti i ristori ci è stata riservata una frase di incoraggiamento, che anche la polizia municipale a controllare gli incroci ha applaudito, che il tifo della gente sul percorso era al livello di tante maratone cittadine da 5000 e più partecipanti , che gli applausi sono fioccati e più sembri sofferente più quelli aumentano d’intensità.

La mia gara passa in subordine: giunto a Busana stravolto per carenza di sonno e iperattività da lavoro, mi sono sì stupito di una insolita brillantezza di gambe nella prima metà, con un tratto Busana-Cervarezza-Nismozza fatto alla grande e una salita accorta ma comunque lesta: salvo realizzare in zona Pratizzano che non ne avevo più, precipitando in una grossa crisi che mi ha rallentato tantissimo. Solo dal 30° in poi piano piano ho iniziato a riprendermi, in quel tratto estremamente difficoltoso tra Montemiscoso e il campeggio, dove tanti hanno sofferto ben più di me. Alla fine ne avevo ancora e tutto sommato ciò mi rinfranca. Mai quanto il post-gara, quel pranzo servito dai volontari, discussioni con i compagni amici trailer, terzo tempo con bevute di birra e risate. Sì, tutto sommato la gara è quasi una scusa, per poter conoscere il mondo e per apprezzare la compagnia di persone con la nostra stessa passione.

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2 commenti

  1. anonimo

     /  16 luglio 2009

    Tutto vero Leonardo è stato per me un fine settimana da incorniciare e sicuramente da rifare anche l’anno prossimo.
    Saluti
    Sauro

    Rispondi
  2. lonelyrunner

     /  18 luglio 2009

    Sauro, complimentissimi per la tua grande prestazione. Hai capito cosa intendevo per “percorso durissimo”, eh?! Però ce l’abbiamo fatta ugualmente

    Rispondi

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