Pasquetta pratese, su strada

Andando a Prato per correre la mezza classica di Pasquetta mi sentivo molto strano: faccio ormai così poche gare corte su strada che non sapevo bene come comportarmi. La pattuglia dei pacemaker era al completo quindi nessun obbligo, nessuna motivazione particolare. Ben 3 mesi che non correvo su
asfalto una gara tirata, e l’ultima mezza risale a ben 12 mesi fa. Quando l’ho realizzato, ripensavo ai tempi in cui la distanza classica dell’amatore era la mia preferita, della quale mi consideravo grande interprete e in cui ho tirato fuori ottime prestazioni. Ero solito, una dozzina d’anni fa, farne anche 3 o 4 di fila domenica dopo domenica, in piano o su collina. Ne uscivo segnato ma mi davano soddisfazione. Ora invece niente. Soffiava un pò di vento, a Pasquetta: un classico per la gara pratese, di cui non ricordo mai una edizione senza brezza alcuna a discendere dall’Appennino.

Prato è sempre una bella città: un bel centro storico col magnifico Duomo e il superbo castello imperiale. Il ponte sul fiume, la bella ciclabile e davanti le colline che salgono verso la dorsale appenninica. Forse pure
città in crisi, ma vedo sempre nuove opere pubbliche, piste ciclabili, sottopassi, e il trasporto pubblico pare efficiente. Certo fa un pò sensazione attraversare le zona cinese, con le insegne in mandarino e
ideogrammi incomprensibili e i cinesi che osservano la gara come pratesi qualsiasi.

Faccio un lungo riscaldamento, rivedo i compagni di squadra stradisti che raramente ormai incontro: racconto le mie gare trail mentre attendiamo la partenza. Il minuto di silenzio per le vittime del terremoto è toccante: l’emozione è palpabile, raramente percepisco questa partecipazione durante quei lunghi secondi di mutismo.

Poi è gara. Nulla da segnalare, se non che il non avere gare di ritmo elevato e distanza considerevole nelle gambe si fa sentire. Ritmo sui 4’25" fisso, qualche folata di vento o qualche curva di troppo mi fa perdere un pò di ritmo ma tenendo duro reggo fino in fondo accelerando nel finale per l’1h34′ netto: pulsazioni molto basse, anche nel finale non avvicino mai la soglia. Speravo meglio, 1 anno fa feci questo tempo da pacemaker : ma poi penso che da quel momento la forma calò, e quest’anno sono ancor più proiettato verso la lunghissima distanza. Devo solo stare attento a rifinire per bene la preparazione e cercare di ritrovare un pò di brillantezza.

Noto però che alla fine sono stanco, le gambe zoppicano un pò, i muscoli sono paurosamente induriti. Per fortuna tendini e articolazioni OK. Realizzo che oramai sono un ultramaratoneta, la gara corta ed intensa la
sopporto difficilmente sia sul piano mentale quando c’è da soffrire sia sul piano fisico. Come è possibile che percepisca come meno impegnativo corrrere 40 e passa Km magari off road e con dislivello? Eppure è così, mi stupii dopo le mie prime ecomaratone ma lo sono anche adesso.

Annunci
Articolo precedente
Articolo successivo
Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: