Canazei, Dolomites Skyrace

20 luglio 2008, ore 8.29

Canazei, 1450 m slm
Sono alla partenza della Dolomiti Skyrace. Gara inserita nel mio personalissimo calendario un pò per caso ed all’ultimo momento, ma per combinazione sono in ferie nella mia adorata Val di Fassa proprio in questi giorni e l’occasione era troppo ghiotta. C’è fermento e trepidazione tra i concorrenti, si sente la voglia masochistica di ammazzarsi di fatica per godere allo stesso tempo della bellezza dei luoghi. Il cielo è terso e caldo e dall’alto le vette dolomitiche ci guardano e incutono timore, eppure dovremo salire lassù coprendo un dislivello di oltre 1700 metri. Fa caldo e molti come me sono in canotta e pantaloncini ma tutti abbiamo dietro la giacca impermeabile come prescritto dal regolamento. Vedo qualche ardimentoso con scarpe da strada ma la stragrande maggioranza usa calzature da trail più o meno estremo, molti persino le Lasportiva ricevuto ierisera come pacco gara. Organizzazione per il momento eccellente, con un’efficiente consegna dei pettorali il giorno precedente. Da parte mia sono a posto: portaborracce senza borraccia ma con il kway al suo posto, crema solare sparsa su collo fronte naso e spalle 
,  zuccheri liquidi in serbo e asics torana ai piedi, scelte sperando che qualche grammo in meno mi diano maggiori chance per superare il cancello del Pordoi, che
dovremo attraversare entro 1h05′. Sembra tanto per soli 6Km, ma ci sono anche 800 metri di dislivello nel mezzo. 8,30: si parte! Processione festosa e sorridente per le stradine ancora semideserte di Canazei, ci inerpichiamo subito verso i boschi.
L’avventura inizia

Plan Frataces, 1750m slm
Il percorso nella prima parte lo conosco bene… ma da sciatore! Si risale la pista che viene giù dal Belvedere tutta nel mezzo del bosco. Per fortuna è larga ché siamo quasi in 600 e tutti belli agguerriti. Per fortuna alcuni tratti molti ripidi si alternano a varie ed ampie zone di falsopiano ove si può anche correre. Qualcuno ha scelto di partire direttamente coi bastoni, io no perchè mi ricordavo di alcuni tratti "corribili". Il bosco è ancora in ombra, fresco di rugiada e denso di odori ma si comincia a far fatica ad apprezzare l’ambiente  circostante, le gambe cominciano a far male per la fatica e conviene concentrarsi sul movimento, su dove si mettono i piedi. Ma ogni tanto qualche sguardo cade verso le vette più alte, luminose e irraggiungibili. Passiamo a fianco della strada, si vedono ciclisti fare ancor più fatica di noi e i primi escursionisti che ci incitano. Un tornante, un altro tornante, molti "tagliano" dal lato corto della curva per fare meno strada ma preferisco allungarla ma avere sotto i  piedi meno pendenza. Queste salitelle ripidissime sembrano non finire mai, ma siamo solo all’inizio. Davanti a noi il bosco a un certo punto si apre e ci pone davanti la meraviglia dei pratoni del Belvedere.

Hotel Pordoi, 2000m slm.
Di nuovo costeggiamo la strada asfaltata. Siamo all’Hotel Pordoi, anche qui troviamo tifosi, essendo in alto possiamo già cominciare a godere delle montagne la cui vista prima ci era parzialmente nascosta  dal bosco. A un lato in un recinto un branco di yak ci osserva , muggiscono infastiditi dal passaggio di sconosciuti. Odo il clacson, è l’Official Car con tifosi al bordo che sfrecciando verso il passo mi saluta. Questo tratto è meno impegnativo e corro con maggiore frequenza, la media però si conferma abbastanza bassa. Ma in questi tratti conta di più il dislivello coperto (la VAM dei ciclisti), dovrei essere a quasi 1000 metri/ora, niente male, in netto anticipo sulle stime anche ottimistiche. Spero solo di non aver dato troppo in questo primo tratto impaurito dal cancello, ma le sensazioni sono ottime.

Passo Pordoi, 2238m slm.
Dopo un tratto facile su sentiero ecco il passo. Dal versante veneto è salita la nebbia e si vede poco, è caldo e umido e verso il parcheggio si vede molto pubblico che ci attende. Campanacci, urla, arrivo sull’asfalto e mi dirigo verso il ristoro, bevo , uno dell’organizzazione scruta il mio pettorale e mi porge i miei bastoncini che afferro avidamente e mi sistemo ai polsi: inizia il tratto più duro. Saluto la fidanzata che mi incita e dice di vedermi ancora "neanche sudato", bene, si può andare verso la salita. Passo accanto alla funivia mi prende dello sconforto pensando al dislivello che devo ancora coprire ma non è certo il momento di abbattersi, sono in tanti a far fatica come me. Per fortuna la nebbia ci nasconde la
visuale del Sass Pordoi e della salita da compiere 
Si trovano molti trekker che fanno il nostro stesso percorso, ci applaudono e ci incitano come forsennati: per una persona  normale", seppur non sedentaria ma appassionata di montagna, credo che possiamo apparire come dei superuomini capaci di imprese atletiche titaniche. Penso a questo e mi
vien da ridere. Intanto salgo, siamo in fila lungo il sentiero e nell’unico tratto piano in
cui corro un bastone mi rimane infilzato nel fango e mi ferisco a 2 unghie di una mano, sento male e sanguino ma è una sciocchezza e penso ad altro.

Forcella Pordoi, 2850m slm
Il sentiero dal Passo sale più o meno dritto per la prima parte  poi incomincia pian piano a torcersi per concludere nell’ultimo tratto, il più ripido,
a diventare un tremendo zig zag. Il sentiero si immette nel ghiaione e diventa sassoso e ancor più tosto. Saliamo in fila indiana, difficile e sostanzialmente inutile sorpassare: correre, ovviamente, proprio non se ne parla. I bastoni sono fondamentali almeno per il sottoscritto, richiedono forza e fiato ma dànno sollievo alle gambe. La nebbia si dirada e finalmente scorgo la meravigliosa imponente base della montagna, questo pilastro di roccia dolomitica incastonato sulla terra  con queste pareti verticali altissime che incombono su noi mortali che osiamo sfidare la montagna. Volgo lo sguardo da ogni parte, ho il fiatone ma non posso fare a meno di osservare la meraviglia che mi domina. In alto, alla forcella che spacca in due la parete, vedo dei puntini piccolissimi che penso siano degli spettatori. Man mano che la fila prosegue diventano sempre più grandi sempre più numerosi finchè in prossimità si riesce a vedere quello spettacolo: sono i nostri spettatori , uno stadio naturale, una folla che applaude e incita e tifa, campanacci che suonano che pare d’essere al giro d’Italia, un frastuono che ci riempie il cuore. Il grosso è fatto, penso ottimisticamente mentre supero l’arco che indica il cancello delle 1h50′: sono in netto anticipo (1h34′ circa) ma penso solo a cercare il conforto della mia compagna, a bere e ricevere qualche scatto fotografico. Riconsegno i bastoni e proseguo. Qui non ci ero mai stato, sono in vetta  a questo altopiano roccioso: è un luogo innaturale, una pietraia immensa, una distesa di roccia grigia che sembra la Luna. Non si capisce come possa questa pietra essere così grigia e anonima adesso mentre invece risplendere di luce rosa ed arancio all’alba o al tramonto. Mi commuovo quasi, ma la visione della prossima meta richiama alla dura realtà: percorro uno stretto sentierino tra le rocce, in piano per fortuna, spesso in mezzo a chiazze di neve. Mi sento in grandi condizioni la salita non mi ha sfiancato per cui posso permettermi di correre sia pure con margine. Almeno finchè si può perchè incombe l’ultima asperità, la collinetta del Boè. I fianchi ono aspri, come si può salire fin lassù?

Piz Boè, 3152 m slm
La pendenza mi riporta alla dura realtà: questi sentieri non sono fatti per correre ed è più saggio camminare sia pure a passo svelto. Primo gradone, tocca mettere le mani per terra per salire. Hop, ecco fatto, si corre per 30 metri e ci si riferma. Cal clap clap applausi di tanti escursionisti, sembrano persino più stanchi di noi, forse gente venuta fin qui per applaudire. Altro gradone, stavolta più ripido, e poi un altro ancora, piccola ferrata con cavo metallico fissato al suolo, meglio salire in grande sicurezza: altri però noto che sfrecciano con la forza delle sole mani, mi sento un pò inadeguato…
A metà salita il gradone più ripido, c’è pure la coda per salire , da parte mia faccio con comodo ma vedo molta frenesia negli altri. In breve tempo eccomi in cima! Ce l’ho fatta, sono al settimo cielo e neanche tanto metaforicamente visto che ho toccato i 3152 m slm, solo una volta ero salito più in alto ma stavolta la soddisfazione è indescrivibile essendoci
arrivato solo con le mie gambe!   2h06′, che mi pare un gran tempo per tutto questo dislivello ma non sono neanche 10 Km! Dedico qualche secondo ad ammirare il panorama: si vedono tutte le cime dolomitiche, la Marmolada con l’immenso ghiacciaio di fronte a me accanto al Gran Vernel, più a nord il Civetta e il Pelmo, mi giro a sinistra ed ecco l’immenso Sassolungo e dietro il Catinaccio: tutte le vette a oriente emergono da un mare di nubi che nasconde la vallate, la val di Fassa si nota ancora a tratti. Bevo e mi rilasso un poco pensando a quanto ho salito,  all’atmosfera rarefatta eppure mi sento bene, non ho problemi di sorta. Mi sembra di essere uno dei pochi a provare emozioni così intense, tanti si precipitano subito oltre verso la discesa, io perdo ancora un attimo a riflettere su come diavolo è stato possibile costruire un rifugio su queste rocce aspre a quest’altezza: l’istinto dell’uomo di superare ogni difficoltà e volto a conquistare ogni vetta è qui evidente. Vedo una bandiera basca, siamo forse al tour de france? saluto indicando il simbolo euskadi e ricevo un grande incitamento (strani tutti questi iberici, in corsa mi accorgo che è pieno di catalani andorrani e valenciani). Basta, ci sarà occasione per vivere con più calma questo picco: riprendo a correre, stavolta verso il vuoto

Forcella dei cacciatori, 3000m slm

Aiuto, voglio la neve e gli sci! Con quelli, datemi qualunque pendenza e la saprei affrontare (o quasi). Qui si scende in un pendio assurdo, su un ghiaione dove a fatica si riesce a frenare. Faccio curve su curve per contenere la velocità mentre un vecchietto mi supera con agilità e
facilità. Beh, chissenefrega, io vado con la mia 
velocità con calma. Finisce il ghiaione ma è pure peggio, alla Forcella hanno pure messo dei tronchi per frenare i massi oltre all’altra ferrata ancorata alla roccia. Scendo dai gradoni con calma aggrappandomi alle rocce e calandomi giù: l’idea di indossare guantini da palestra per prteggere le mani è stata azzeccatissima, altrimenti non so quanti tagli mi sarei fatti ai palmi. Questo è il punto peggiore della discesa, gradoni roccette sassi pericolanti, altri scendono con enorme facilità io no e poi magari sono meno coraggioso… e pensare che mi ritengo un discesista!

Rifugio Boè, 2840m slm
La prima discesona è finita, in neanche un Kilometro siamo scesi di 300 metri. Fra ghiaione e gradoni non ne posso già più di scendere, per fortuna ecco il ristoro davanti alla spettacolare Val de Mezdì. Siamo di nuovo sull’altopiano  del gruppo del Sella, di nuovo in quello spettrale
paesaggio lunare, ora anche seminascosto dalla nebbia. Pilastri di roccia emergono dal basso, nella valle che ferisce la roccia di lontano posso scorgere Colfosco, così in basso e lontana: pensare che c’è gente che da qui scende pure con gli sci mi fa provoca raccapriccio, è troppo anche per un ardimentoso. Sull’altopiano si può correre tranne che in quei rari momenti in cui occorre saltare giù da qualche gradino. Proseguo, ma già un pò meno fresco nelle gambe.

Antersass, 2900 m slm
Nuova piccola salitina, la corsa è difficile causa probabilmente
l’altitudine, non c’è più l’agilità di prima. Mi accorgo però che dove c’è da correre risupero
 coloro che mi avevano sverniciato in discesa.

Logico, molti sono gente di montagna più abituati di me nell’affrontare certe asperità. Ma questo lungo tratto di  falsopiano mi dà fiducia, le gambe
rispondono bene. Il piano roccioso è chiazzato di neve ma ogni tanto come per miracolo si vedono dei fiorellini che chissà dove trovano energie e calore per crescere quassù, ma la natura non smette mai di meravigliarci. Aggiriamo un cocuzzolo che spunta dal nebbione quando invece di proseguire verso l’altopiano delle Mesules , ecco di nuovo il vuoto. Inizia stavolta la lunga discesa che ci accompagna alla Val Lasties. Primo tratto di nuovo un terrificante ghiaione, nuovi gradoni fino a raggiungere una parete di roccia. La posso toccare con mano, un muro di dolomia che sarà alto un 300
metri di dislivello almeno e un  sentiero che lo lambisce e lo accompagna verso il basso. Il ghiaione è largo e ripido, provo a scendere in tutti i modi ma l’unica è fare curve su curve. Nel vasto ghiaione neanche si vede il sentiero, molti tagliano le curve e scendono a diritto improvvisando il percorso, ognuno inventa una nuova traccia.


Val Lasties, tra i 2800 e i 2000m slm
Per chi percorre la val di Fassa verso Canazei la Val Lasties è quella monumentale spaccatura che attraversa il Sella: la si ammira in tutta la sua magnificenza dal basso percorrendo la salita che porta al Passo Sella: rocce puntellate di piccoli abeti e prati nel basso, un vallone di ghiaia e rocce verso l’alto, pareti verticali a destra e sinistra. Ambiente unico, e io lo sto percorrendo. In lontananza si nota il verde della vallata ma sono ancora in alto, e ce n’è di strada da fare. La valle è caratterizzata da alcuni piani in alto di sole rocce lisce come scogli battuti dal mare, in basso da prati in mezzo a pietraie. Tra un piano e l’altro dei pendii ben ripidi. Il sentiero da lambire la parete di destra si porta verso il centro, sui piani corro in gran spinta ma sui pendii mi pongo sulla difensiva. E’ talmente ripido che talvolta conviene scendere con entrambe i piedi in terra scivolando sulla ghiaia, un pò come fanno gli snowboarder: tattica difensiva lo stare col culo per terra ma va bene così, non mi superano più in tanti, molti sono anche più stanchi di me e comincio a sorpassarne diversi. I sassi scivolano impetuosamente a valle anche dall’alto e convien fare attenzione per non colpire o essere colpiti. Sui piani mi lancio con decisione, salto i gradini, i rigagnoli, ho nuove forza mi sembra di nutrirmi della bellezza e dell’energia del luogo. La discesa nella vallata sembra non finire più ma il pendio più ripido è proprio in fondo, il sentiero si sposta a sinistra verso la parete e via di nuovo giù. Trovo uno davanti me che è veloce ma senza prendere rischi che riesco a tenere, mi scandisce un pò il ritmo , ottima tattica scendo bello
veloce adesso forse dovevo solo prendere la "mano" con questi sentieri. Curve su curve, un traverso su un sentierino stretto , vado in continuazione in sbandata controllata, alcuni corricchiano e basta, altri sono feriti, io scendo ma mi pare di essere sempre su, al settimo cielo. Alè, finisce il ghiaione e si entra nel bosco, qui la discesa è tosta e tortuosa a causa di pietre e radici su un sentierino
tracciato tra gli abeti e cespugli di pino mugo, ma a me così piace e tengo un gran ritmo…spatatam, ultime parole famose scivolo ed eccomi col culo in terra ma mi rialzo in un decimo di secondo e mi rifiondo giù in questo meraviglioso bosco. Questa gara è interminabile ma mi sto divertendo sempre
più.

Pian de Schiavaneis, 1850 m slm
La discesa continua nel bosco rasente una delle pareti del Sella, ad un tratto finisce in un pianetto , tanta gente ci applaude siamo a due passi dalla strada che sale al Passo, ecco i ristoranti di Pian Schiavaneis. Ristoro veloce, riconsegno il bicchiere nelle mani di un addetto (quanto sporco che ho notato sul percorso… cartine di gel, fiale di zuccheri liquidi, questi sono podisti ma la montagna non sanno nemmeno cosa sia) e riparto. Mi accorgo però che sul piano non sono brillante come speravo ,
pensavo di aver conservato molte energie invece la ripida discesa mi ha imballato le gambe, in ogni caso non sono poi così male e ho ancora una discreta forza per superare qualche saliscendi o per buttarmi nelle brevi ripide discesine. Ora ci sono tanti escursionisti, tutti applaudono a gran voce. In un prato tanti sono a fare il picnic al sole, i bambini ci salutano e ci battono le mani

Hotel Lupo Bianco, 1740 m slm
Via via che manca pochissimo cazzo! Gambe, decidetevi ad andare perdio! Avverto la stanchezza ma non sono il sole, alcuni li supero che sono proprio fermi, io invece mi sono ripreso e dopo il Lupo Bianco c’è una bella picchiata in discesa, niente più saliscendi ciò è un bel sollievo per la mia mente così non ho remore a lanciarmi in un gran numero di sorpassi: dove la discesa me lo consente ce n’è per pochi del mio livello, cari i miei skyrunners io corro nei boschi e questo è il mio pane e dovete venire
a scuola da me, i vostri amati ghiaioni non ci sono più. Si segue la discesa su un’altra pista da sci, ripida non troppo. Passo accanto a una malga, sorrido e saluto una famigliola che applaude. E giù in basso Canazei si avvicina vorticosamente. Ecco l’asfalto, ecco la prima casa del paese e di nuovo i campanacci 

Canazei, 1450 m slm
Discesa anche nel paese ma breve,
supero in tromba vari concorrenti, ho più grinta ed energie di tutti non mi supera più nessuno ormai dall’ultimo ristoro. Volata finale, saluto la morosa sorpassando fin sul traguardo  Sono stanco ma felicissimo. Anche gli altri non sono messi bene, tanti sono in fila a medicarsi ferite varie, io sono incolume e già questo è positivo, neanche un tagliettino grazie ai guantini. Mi abbuffo di cocacola e fanta
al ristoro, mi godo il sole e la vista delle montagne mentre mi dirigo alla doccia, e poi al pranzo nel parco del paese a godermi il meritato riposo e
le chiacchiere con gli amici di SpiritoTrail. Sono felice, di quella felicità entusiasta ma non adrenalica bensì densa di appagamento, di profonda comunione con la propria passione, con la natura, con la montagna. Vivo il resto della giornata così, in una sorta di equilibrio estatico
sollazzandomi  nell’idromassaggio e nella sauna dell’albergo. Molti si
rilassano, si sentono realizzati, si sentono nel proprio mondo con una bibita in mano a gozzovigliare o a ballare o chissà dove. A me basta invece affacciarmi alla finestra della camera, guardare le vette dolomitiche, ed oggi poter dire "io sono arrivato lassù, con le mie gambe la mia testa e il mio cuore: e toccavo il cielo con un dito".

Casa mia, oggi 1 agosto 2008, quasi 2 settimane dopo.

E’ finita la vacanza dolomitica iniziata quel magico giorno della gara. Mi restano enormi emozioni, rivedo le foto e mi si stringe il cuore. Non
pensavo questa gara mi avrebbe dato così tanto, quasi mi commuovo ricordando e scrivendo ciò che rammento. Il risultato, neanche poi eccelso
di 3h29′, non credo sia da disdegnare, pensavo di aver perso molte posizioni in discesa invece ne ho recuperate una decina. Ma ricordo più volentieri quella full immersion in quei luoghi a me così cari. Realizzo che mentre molti vivono la montagna facendo escursioni o sciando o fotografando, io la vivo più intensamente correndo, arrampicandomi per aspre salite o combattendo la forza di gravità scendendo. Penso sia un modo
come un altro per viverla, magari più inconsueto perchè serve fiato, però per me è così, riesco ad entrarvi maggiormente in comunione. Sono in pianura ora, fa caldo, corro in pianura in questi giorni. Ma con la mente torno a quelle vette, e sogno di correre lassù in cima, e poi su quell’altra, e poi in quell’altra valle ancora, e così come un esploratore: perchè è destino dell’uomo quello di vivere sempre nuovi obiettivi sfidanti e guardare sempre oltre l’ostacolo.

Sito ufficiale
http://www.dolomiteskyrace.com
percorso: http://www.dolomiteskyrace.com/percorso/index.asp

Foto
http://www.lightbeam.it/_imgRootDisplay/index.asp?siteAspect=1
http://www.dolomitisport.com/corsamontagna/dolomitiskyrace2008.htm
(mie)
http://tinyurl.com/6h9r9m

Traccia GPS
http://www.gpsvisualizer.com/display/convert/1217542498-32042.gpx

Animazione traccia
http://tinyurl.com/6zerm3

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2 commenti

  1. anonimo

     /  4 agosto 2008

    grande Mago

    bella gara bel racconto

    sei mitico Mago

    saluti cari
    denise

    Rispondi
  2. anonimo

     /  22 agosto 2008

    Sono a Livigno con il Campione per la gara di ST.MORITZ e mi viene i brividi per quello che hai fatto.Io un paio di anni fà lo fatto a treccking con Grazia ed erà già duro mi immagino in corsa.grande Leo

    Rispondi

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