9 settimane di fatiche

Sto guardando il diario degli allenamenti delle ultime 9 settimane. Dalla maratona di Ferrara ad oggi ho corso
– 8 volte tra le 2h30′ e le 7h (endurance lunga e lunghissima , ritmi e dislivelli variabili)
– 10 volte tra l’1h10′ e le 2h30 (distanze medie a ritmi più o meno veloci e/o variati, percorsi per lo più collinare)
– 9 allenamenti di qualità <= 1h (prevalentemente fartlek collinare e ripetute in salita)
– 8 allenamenti orientati al miglioramento della forza specifica o del’elasticità (circuit training su prati, sedute con pesi leggeri, stretching), gambe o anche per i gruppi muscolari di torace addome e braccia

Non male, vero?!! In queste 9 settimane quindi sono arrivato a oltre 620Km di corsa, maturando peraltro dislivelli notevoli. Una media quasi 10Km/giorno, senza tener di conto dei molti lavori a carattere muscolare-forza-elasticità
Dopo Ferrara, che non avevo preparato ma verso la quale ero arrivato con molti lavori medio-lunghi e pochissima qualità (direi molta potenza lipidica quindi), ho quindi sviluppato maggiormente l’orientamento alla lunghissima durata. Sono arrivato quindi quasi a riconvertirmi come atleta, non più runner di gran ritmo e distanze medio-lunghe ma atleta di durata.
La riconversione è quasi più psicologica che organica, sono arrivato  a un punto per cui anche un allenamento di 4-5 ore (sia pure con molti tratti in marcia, ma anche con elevato dislivello e su terreno naturale con tutte le difficoltà connesse) non mi fa effetto, anzi sono arrivato a gestire pure le crisi durante la prova, e può capitare (Traversata dei Colli Euganei, trail di sabato scorso)  di essere più fresco e brillante alla fine che in molti tratti durante. Mi sento di dire che prove che fino a pochi mesi mi parevano irraggiungibili (esempio: il Passatore) adesso non mi spaventerebbero per niente. Non è per me un segnale da poco, ritengo che la mia mente conscia ed inconscia conosca così bene il mio corpo da saper sempre interpretare le sue capacità.
Resta un ultimo e decisivo sforzo nei prossimi mesi: mantenere l’abitudine alla lunghissima durata con alcune prove di endurance toste, come le Prealpi Trevigiane o l’Ecomaratona del Corno alle Scale. Badando di stimolare allo stesso tempo sia potenza aerobica che resistenza alla potenza, qualità che al momento mi sento di aver depresso. Per niente facile, ma c’è anche da dire che il grosso ormai è fatto

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