Manituana, di Wu Ming. Recensione a caldissimo

Usciti dalla lettura di questo romanzo si è un po’ straniti. Specie se si è fan dei Wu Ming e si sono amati i precedenti 3 romanzi. Perché alla fine salta agli occhi che questo romanzo appare lontano da noi, appare distante dall’Italia presente. Mentre le precedenti opere trattavano direttamente dell’Italia e dell’Europa, di questo periodo storico o di uno antecedente,  questo invece ci appare lontano, geograficamente e culturalmente. Siamo lontani dal grande affresco storico-avventuroso che era Q, o dal grande panorama dell’Italia del dopoguerra che era 54, per non parlare di un semi-autobiografia come Asce di Guerra, vera operazione di memoria storica. Vabbè, mi direte, “Manituana” parla di indiani Irochesi nel ‘700, di indiani nei film ne abbiamo visti, abbiamo letto Tex, degli USA sappiamo tutto ecc Beh, non scherziamo.

Quello che fa sembrare “Manituana” un passo molto avanti nella produzione letteraria dei Wu Ming  è proprio la base, il succo del romanzo. Il racconto di una epopea drammatica, l’ultima difesa delle popolazioni della Confederazione delle 6 nazioni dei propri territori. Come, guidata dai protagonisti del romanzo, si schiera con i lealisti inglesi e con il re Giorgio III. Scegliendo però la parte che si rivelerà perdente. Sembrerebbe una storia completamente avulsa dall’Europa. Esclusa però la parte centrale, ambientata in Inghilterra, dove i veri protagonisti sono la Londra sudicia e puzzolente, la nobiltà che vive in un mondo tutto suo e che accoglie gli indiani d’America quasi come personaggi esotici e non come messaggeri di un mondo che sta per finire, latori inascoltati della missiva “una nuova potenza economica politica e militare sta sorgendo, perché ve ne state a incipriarvi il naso?”

Nel racconto di questa epopea sta forse il limite di “Manituana”. In una certa mancanza di ritmo, di forza e unità narrativa nel suo complesso, di capacità di appassionare. Vari momenti in cui la narrazione si prende delle pause, per poi ripartire concitatamente magari con altri personaggi e in altri luoghi. Un po’ sorprendente questo, ripensando a Q e 54, alla loro forza e solidità. Certo, giudicare un autore confrontando le varie opere non è neanche correttissimo. Ma a questo punto, urge dire che un’altra cosa salta agli occhi in questo romanzo, e che a mio avviso lo contraddistingue. È il forte messaggio politico che ne esce fuori. Direi che lo possiamo definire il romanzo finora maggiormente sociale e politico dei Wu Ming, anche più di “Asce di Guerra”. Leggi “Manituana” e pensi, pensi continuamente, “Manituana" è un motore che fa girare gli ingranaggi del cervello, e rappresentando un pezzo di storia visto dalla parte di “chi perde” esso diventa un allenamento del pensiero, una sorta di esercizio sul cercare di valutare eventi e fatti anche da altri punti di vista e sul non fermarsi all’apparenza. Come se gli autori, facendo un passo oltre nella loro produzione, esigessero un passo ulteriore anche al lettore, un maggior lavoro di comprensione: aspetto amplificato forse dalla presunta lontananza di luoghi idee e vicende dall’Italia. E ciò magari spiega anche un minor valore di “intrattenimento” di “Manituana” rispetto ad altre opere wuminghiane.

Pensi a quanti riferimenti velati e nascosti ci sono alla contemporaneità. Un po’ paradossale questo, trattandosi di una storia del periodo coloniale dell’America, come detto così lontana da questo tempo e questo luogo. Ma leggi di come inizia una guerra, e pensi che tutte le guerre iniziano in fondo così, anche oggi. Annusi l’atmosfera di quello scorcio di New England di fine ‘700, e già vedi in nuce come sorgerà e come si svilupperà la nazione dominante degli ultimi 100 anni nel mondo, in tutta la sua grandezza e in tutta la sua miseria, con i suoi miti e le sue contraddizioni. Ti sorprendi a leggere della Londra miserevole o nobiliare del XVIII secolo e ti pare una grandiosa metafora dei paesi ricchi di oggi, dove le guerre lontane appaiono ancor più lontane e la probabile scomparsa di un popolo e di una cultura non è un problema, non riguarda, non interessa, anzi per qualcuno può essere una opportunità, un modo per accumulare ricchezze e potere. E chi non la pensa così, magari è pazzo, è un emarginato, è un violento (almeno così si potrebbero interpretare le vere incursioni che sono i Mohock londinesi). Inorridisci di fronte all’orrore e alla violenza perpetrati da entrambe le parti nel corso della Rivoluzione Americana e ammetti a te stesso che è così da sempre e sarà così per sempre  purtroppo in ogni guerra e scontro, tripudio di violenza sangue orrori di ogni sorta, orrori rappresentati con un realismo e una crudezza veramente magistrali . E’ qui che sta forse la maggior grandezza del romanzo. Ma a parte tutto è doveroso riconoscere ai Wu Ming una grande capacità di raccontare la Storia e di dimostrare come essa, in fondo, si ripete, fa continui riferimenti a se stessa, si cita a ripetizione. Anche quando quella che si racconta non è la Storia raccontata dai vincitori e diffusa verso chi non ha voglia di approfondire, di porsi un dubbio. La vicenda di “Manituana” non sarà quindi forte come altre raccontate dai Wu Ming ma è comunque una potente ascia da guerra disseppellita.  Sorprende casomai alla fine quell’opprimente sensazione di negatività che permea il romanzo, quel muoversi dei personaggi come già consapevoli che nulla sarà più come prima e che toccherà ricominciare altrove e in altro modo per riconquistare il diritto alla speranza. Viene quasi il dubbio che gli stessi autori con gli anni siano diventati più pessimisti.

L’oggetto “Manituana”, infine, non deve essere considerato solo un romanzo a se stante. Non può prescindere a mio avviso dai racconti paralleli (prolegomeni) che sono una buona introduzione a molti aspetti trattati, e sarebbe opportuno associare, nel corso della lettura, a una visione su Google Earth dei luoghi e delle antiche mappe del New England di età coloniale. Per rendersi conto anche di luoghi e distanze. Come sempre gli autori si dimostrano in questo, e parlo quindi del sito http://www.manituana.com (con il ricchissimo secondo livello riservato a chi concluso il romanzo, ricchissimo di spunti, riflessioni, materiale non pubblicato, link, discussioni) come la moderna letteratura può essere fatta non solo da carta ma anche da supporti paralleli come può esserlo un sito web, una newsletter come Giap, lo studiare la geografia dei luoghi di un romanzo su mappe al computer.

E come per tanti libri ritengo che “Manituana” in fondo non si possa esaurire a una sola lettura. Rileggerlo saltando da un capitolo all’altro, spizzicando brani qua e là,  è doveroso, tanto più in un romanzo come questo dove i riferimenti i luoghi e gli stessi nomi dei personaggi sono molteplici. Per questo la presente recensione non può essere che un commento a caldo. Perché questo romanzo, e il sito collegato,  quando finisce ti lascia con la sensazione di essere talmente ricco da dover essere ancora spizzicato qua e là, assaporato per sondare i vari retrogusti, per poter alla fine dire di averlo esplorato tutto. La seconda lettura incombe.

Annunci
Articolo precedente
Articolo successivo
Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: