22/11/’63

E’ la data dell’omicidio di JFK. Dallas, Texas, ricordate la storia no?! Basta aver visto il bel film di Oliver Stone, che sposava la teoria del complotto. Ma è anche il titolo dell’ultimo romanzo di quel gran genio della scrittura adorato dalla mia generazione che risponde al nome di Stephen King, autore di quegli immortali capolavori come IT o L’ombra dello scorpione. King esce dal genere horror per buttarsi sul classico tema della fantascienza, il visto e rivisto viaggio nel tempo. Il protagonista sbuca dal ripostiglio di una tavola calda nel Maine del 1958 e, convinto dall’amico Al, si dedica alla missione di una vita: salvare la vita a JFK e sperando così di generare un mondo migliore. La cosa non sarà così facile però perchè scoprirà che il passato non ama essere modificato quando si ha la possibilità di cambiarlo.

Non voglio rivelare la trama, ma solo spiegare perchè questo è un grande romanzo. Inferiore ai capolavori di King citati, ma in cima alla sua produzione.
- il primo aspetto interessante è un aspetto letterario/filosofico: quando si parla di viaggi del tempo il tema classico è quello dei paradossi: ma non qui. Qui invece l’aspetto che domina la trama è la tendenza della Storia a ripetersi ogni volta che il protagonista ha l’opportunità di ripartire da zero nel 1958 e rifare tutto da copo. Chiunque o qualunque cosa le governi, un Dio o il caso, le cose tendono ad andare come sono già andate. Non sono blindate e immodificabili ma resistono e vogliono ripetersi. Qui c’è già una originalità, perchè King non si immagina un universo con un Destino annesso, un fato già scritto inmodificabile, nè un universo completamente determinato e anch’esso immutabile: ma un universo che tende a scegliere la soluzione migliore per se stesso, come se quanto già scritto nel libro della vita di tutti noi non fosse altro che la soluzione più logica ed economica. E nonostante questo un universo ove il libero arbitrio conta, conta tanto e dove ad ogni azione corrisponde una serie di conseguenze più o meno importanti. Un universo che ci responsabilizza, che tende a far pesare molto la conseguenza delle proprie azioni.
- poi c’è l’aspetto sociologico. King racconta magistralmente l’America del Dopoguerra, una America con tante contraddizioni, con tanti aspetti di inciviltà che ai nostri occhi – quelli del professore protagonista – sembrano assurdi , come il razzismo o la non emancipazione femminile. Ma anche un’America felix, ricca con la prospettiva di esserlo ancora di più negli anni a venire. Una America con grandi speranze per il futuro per tutti i suoi figli. Trapela a mio avviso un pò di nostalgia dell’autore per quel mondo, dove tutto probabilmente era meno complicato, i ruoli erano netti e senza sfumature di grigio – erano i tempi della cortina di ferro -  e chiunque poteva davvero sperare che le cose sarebbero andate sempre meglio nel prossimo futuro.
- infine l’aspetto politico: il traduttore – Wu Ming 1 – ne sottolinea lo spessore, ed in effetti è il romanzo in cui King tende maggiormente ad affrontare aspetti politici. Interessante principalmente l’individuare nell’omicidio di JFK una cesura netta della storia politica degli USA, come un prima e dopo JFK, il momento in cui l’America ha perso l’innocenza – e tutto solo per il gesto di un folle, King sposa la teoria di Oswald killer solitario – e per cui tutto dopo si trasforma in una astiosa lotta tra contendenti, tra parti in causa, in cui si perde la visione del bene comune e si resta ancorati al proprio cortile, alla propria realtà individuale  (non a caso fu JFK a dire “pensate a cosa potete fare voi per la nazione”) . In questo  il protagonista è il politico per eccellenza , che prova con un semplice gesto non a salvare la vita di un uomo ma a salvare l’anima di un paese intero.

Ci sono altri aspetti letterari molto piacevoli nel romanzo. L’estremamente avvincente tentativo finale di salvare JFK bloccando Oswald – un crescendo potentissimo, estremamente cinematografico, non vedo l’ora di vederlo sul grande schermo, sì si mormora che faranno un film con la regia di Demme -  e poi la storia d’amore tra Jake e Sadie. L’amore, che è spesso molto ben descritto da King  ma  non un aspetto fondamentale dei suoi libri (moltissimo di più lo è l’amicizia), qui ha un ruolo notevole per l’evoluzione della trama. E raggiunge un climax nel commovente ultimo capitolo.
Infine, un piccolo cameo che sarà adorato da tutti i fan di King: il ritorno a Derry, quella di IT, quella CON IT, descritta altrettanto bene che in IT stesso, e l’incontro con Bev e Richie bambini, quei personaggi amati alla follia da noi kinghiani. Un pò ruffiano in questo il nostro Stephen, ma lo perdoniamo volentieri per quelle meraviglioso pagine in cui il protagonista tenta per la prima volta di cambiare il passato sulla propria pelle, con una suspence notevolissima. Un King decisamente in forma, quindi. Per i suoi fan un romanzo assolutamente imperdibile.

Il discorso di Napolitano del 31/12/2011: una mia personalissima traduzione di quel che è un vero e proprio manifesto politico

Qui trovate il testo integrale dell’ultimo discorso di Napolitano, quello consueto di San Silvestro

http://www.ilpost.it/2012/01/01/il-discorso-di-fine-anno-di-giorgio-napolitano/

Commento personalissimo: un manifesto di cosa dovrebbe fare un partito di centro-sinistra proiettato nel XXI secolo – che quelli che ci sono adesso mi paiono un tantino ancorati al millennio scorso. Piace anche a destra perchè l’Italia è fondamentalmente un paese cui non dispiace avere uno stato-guida che veda e provveda (l’antitesi dello stato debole liberale). Ovviamente è la mia “versione” dei pensieri del presidente, probabilmente esagerata e viziata dalle mie opinioni. Se non si fosse capito, considero Napolitano il miglior politico italiano del momento, di una bella spanna avanti a tutti, e non è un bel segnale per il paese il fatto che sia 87enne.

Vorrei sottolineare alcuni passaggi: li riporto in corsivo, il senso rimane quello anche se estrapolati dal resto del discorso – che è un generico invito all’ottimismo, alla rigenerazione e alla fiducia nell’Italia, nella consapevolezza che ci attendono tempi duri. Sotto riporto la mia traduzione, come dicevo probabilmente non neutrale (perché ovviamente sostanzialmente ne condivido il messaggio):

Dobbiamo comprendere tutti che per lungo tempo lo Stato, in tutte le sue espressioni, è cresciuto troppo e ha speso troppo, finendo per imporre tasse troppo pesanti ai contribuenti onesti e per porre una gravosa ipoteca sulle spalle delle generazioni successive .Nella seconda metà del Novecento, il benessere collettivo è giunto a livelli un tempo impensabili portando l’Italia nel gruppo delle nazioni più ricche. Ma a partire dagli anni Ottanta, la spesa pubblica è cresciuta in modo sempre più incontrollato, e ormai insostenibile.

Mia libera traduzione:

Gente, non c’è più trippa per gatti. Per decenni ci siamo illusi, noi di sinistra in primis, che i tempi magici del boom economico del dopoguerra resistessero e potessero garantire  un discreto benessere a tanti. Ora ci presentano il conto: dato che i soldi non si possono più stampare – e anche si potessero creare dal nulla sarebbe solo apparenza – c’è da stringere la cinghia. E tanto. Anche perché già ci sono troppe tasse, e sarebbe bene ridurle a chi le paga. Non ci sono alternative. Cioè, una ci sarebbe, sarebbe la bancarotta dell’Italia, e sarebbe molto peggio, specie per chi non è straricco.

E ancora

Ma più in generale occorre definire nuove forme di sicurezza sociale che sono state finora trascurate a favore di una copertura pensionistica più alta che in altri paesi o anche di provvidenze generatrici di sprechi. Bisogna dunque ripensare e rinnovare le politiche sociali e anche, muovendo dall’esigenza pressante di un elevamento della produttività, le politiche del lavoro :  per la fondamentale ragione che il mondo è cambiato, che l’epicentro della crescita economica – e anche di quella demografica – si è spostato lontano dall’Europa, e non solo il nostro paese, ma il nostro continente vedono ridursi il loro peso e i loro mezzi, e debbono rivedere il modo di concepire e distribuire il proprio benessere, e concentrare i loro sforzi nel guadagnare nuove posizioni e opportunità nella competizione globale. Senza mettere in causa la dimensione sociale del modello europeo, il rispetto della dignità e dei diritti del lavoro.

Traduzione:

Quindi obiettivo di uno stato attento alla solidarietà ma proiettato verso un nebuloso inevitabile  futuro nella realtà globale non può essere che quello di continuare a garantire un minimo decente di prestazioni sociali nella tradizione del welfare europeo , e questo lo si può fare solo smettendo di scialacquare soldi nelle pensioni (meno male che la Fornero ha fatto una bella riforma in questo senso) e in forme di assistenza non dovuta che non ci possiamo permettere più, anche perchè spesso è solo finalizzata a clientelismo politico. Specie per i giovani, che altrimenti non troveranno mai un piffero di lavoro decente con un contratto diverso da un finto contratto a progetto o una finta partita IVA. Ah, deve aumentare la produttività, i sindacati se lo mettano bene in testa. E anche chi lavora, che deve sgobbare magari non di più ma meglio e non fare il fancazzista. E soprattutto gli imprenditori, che senza investimenti e idee acute e innovative per aumentare la produttività del lavoro sono destinati al fallimento.

E poi

È comprensibile che anche in Italia si manifesti oggi insoddisfazione per il quadro che presenta l’Europa unita. Ma ciò non deve mai tradursi in sfiducia verso l’integrazione europea. Quel che abbiamo costruito, insieme, tenacemente, è stato decisivo per garantirci sempre di più pace e unità nel nostro continente, progresso in ogni campo, crescente benessere sociale, salvaguardia e affermazione nel mondo dei nostri comuni interessi e valori europei. E oggi, ben più di cinquant’anni fa, solo uniti potremo ancora progredire e contare come europei in un quadro mondiale radicalmente cambiato. All’Italia tocca perciò levare la sua voce perché si vada avanti verso una più conseguente integrazione europea, e non indietro verso anacronistiche chiusure e arroganze nazionali

Traduzione:

Lo so che qualcuno vorrebbe fare a meno dell’Unione Europea, dell’Euro e della Germania. Ma che cavolo conterebbe un’Italia (o una Padania, capito Bossi?!?) arroccata e isolata dal resto del continente, con nuove dogane alle frontiere, in un mondo globale che si muove alla velocità della luce? Saremmo sovrani sì, ma della nostra povertà. E soprattutto ricordatevi che la UE è nata per toglierci di torno le tante guerre che ci sono state nei secoli qua più che in ogni altro continente: se cade la UE, la pace non è più garantita.

Infine

Solo così ci porteremo, nei prossimi anni, all’altezza di quei problemi di fondo che sono ardui e complessi e vanno al di là di pur scottanti emergenze. Avvertiamo quotidianamente i limiti della nostra realtà sociale, confrontandoci con la condizione di quanti vivono in gravi ristrettezze, con le ansie e le incertezze dei giovani nella difficile ricerca di una prospettiva di lavoro. E insieme avvertiamo i limiti del nostro vivere civile, confrontandoci con (omissis)….  una crescente presenza di immigrati, con i loro bambini, che restano stranieri senza potersi, nei modi giusti, pienamente integrare.

Traduzione:

Credevamo come popolo di essere ricchi e invece avevamo fatto tanti debiti. Ci stiamo mangiando i patrimoni di famiglia per ripagarli, ciò ci deprime non poco e distrugge fiducia ottimismo e innovazione. Possiamo risolvere ‘sta cosa aiutandoci con forze fresche, dinamiche, cui non si debbono pagare pensioni e vitalizi e che invece possano contribuire alla ricchezza economica complessiva del paese: gli immigrati, gente che si ingegna per scappare dai loro paesi ha sicuramente più grinta e fantasia di noi. Tanto sono troppi e non li potremmo cacciare tutti, è una battaglia persa in partenza per chiara disparità di forze in gioco. Allora accogliamoli, integriamoli – quelli che lo vogliono fare- diamo la cittadinanza ai loro figli che nascono e crescono qua: facciamoli diventare Italiani, loro e soprattutto i loro figli saranno Italiani migliori di tanti di noi, produrranno consumeranno pagheranno le tasse e i contributi necessari per pagarvi la pensione.

Una postilla ce l’aggiungo io: presidente, forse questo lo poteva dire ché c’avrebbe fatto bella figura, se occorre ritrovare la fiducia nella politica, almeno un briciolo, servirebbe che questi sacrifici cominciasse proprio la politica a farli. Insomma, la credibilità conta tanto quando si chiede a tutti di diventare più poveri. Il politico che grida “Lavoratori… Prrr!!” non è né credibile né autorevole, non solo per chiedere sacrifici ma soprattutto per essere qualcuno come uno cui affidare il futuro di un paese.

 

1817

1817 sono i Kilometri che ho corso complessivamente nel 2011. Non male, considerando che 1 anno fa ero ancora convalescente per la frattura al piede destro e che adesso da un mese e mezzo non riesco a levarmi di torno doloretti vari al tallone sinistro. Oltre un mese di agosto molto caldo che obtorto collo mi ha imposto una riduzione di allenamenti, e cali di motivazioni qua e là nel corso dell’anno. Positivo quindi l’essere riuscito a correre abbastanza a lungo . Negativo il fatto che la forma è rimasta bassina tutto l’anno. E che per il 2012 ancora non sia riuscito a trovare uno o più obiettivo realistici e stimolanti. Vivrò, anzi correrò, alla giornata.

Autunno tra alti e bassi

Dopo un agosto un settembre e un ottobre deprimenti, con pochissima voglia di corsa, a novembre la voglia comincia a tornare, scontrandosi con vari acciacchi, doloretti di adattamento che si fanno vivi su ritmi un filo intensi. Il ritorno è stato ben azzardato, la Mezza Maratona di Agliana, chiusa col tempo di 1h48 tuttavia temevo molto molto peggio invece ero fresco all’arrivo. Ottima la prestazione al Trofeo 3 Ville a Castello a Firenze, la bellissima gara nei parchi delle Ville Medicee Reale e Petraia. Soffro il freddo a Sesto, l’achilleo duole ma torno decentemente ad Ellera su un duro percorso collinare di 15Km. Oggi azzardo e dopo anni mi ripresento al Cross del Parco di Galceti a Prato. Inadatto e iper-non-allenatissimo sul breve e veloce, con il duplice ambizioso obiettivo di non esser doppiato e non finire ultimo, riesco a centrare il risultato stringendo i denti e beandomi della bellezza di quel parco in mezzo alla città. Ora un mesetto dedicato agli allenamenti, sperando che la salute resti.

Avviso ai naviganti

29 Novembre

Il correre per me va così così, poche cose da raccontare. Poche motivazioni ma forse, tallone sinistro permettendo, mi sta tornando un pò di voglia e comincio a pensare a cosa correre nel 2012. Per ora il primo obiettivo sarebbe il Giotto Trail a fine febbraio a Vicchio, su un percorso duro ma che già conosco. Poi chissà… Colli Euganei? Da Piazza a Piazza? ritorno al Ventasso? chissà

Comunque volevo solo avvertire che a breve, causa chiusura della piattaforma Splinder, questo blog verrà spostato altrove. Dove di preciso non so, ma al momento sto testando WordPress, qui una bozza del  nuovo blog.
magorunning.wordpress.com

Ad maiora!

 

Aggiornamento del 3 dicembre :

sono riuscito a trasportare i miei vecchi post su WordPress, così ho salvato l’archivio e tutti i link alle vecchie immagini! Ho già attivato un redirect dal vecchio al nuovo blog, che credo sarà dismesso il 31 gennaio 2012.

 

Scarpinata in Roveta

Nonostante l'ambiente si presti bene non è un trail. Tutto asfalto, partendo dal paesino di San Martino alla Palma presso Scandicci, salita alla Roveta, discesa molto leggera tranne l'ultimo tratto, salita finale di 1200 metri con picchi al 16%. Partenza al tramonto con grasse risate coi compagni di squadra del Ponte, almeno quelli che non sono ad organizzare. Dopo un avvio stentato mi accorgo che nonostante la Ecomaratona di 3 giorni prima sono in forma. Soffro nella ripida salita del Masseto, ma per il resto tutto OK.

Traccia GPS

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E' una grande emozione, correre dopo tanti giorni sulle strade su cui mi sono allenato anche intensamente per anni… ci credo che un tempo andavo forte, tirando certi allenamenti su certi percorsi la forma veniva veloce. Il panorama poi resta fantastico: un grande gara anche dal punto di vista paesaggistico, probabilmente la più bella nottura assieme a quella dell'Alberaccio di venerdì scorso. A Marciola inizia la discesa, non ripida ma veloce dove bisogna spingere. Si oltrepassa Roveta, sempre in mezzo alla campagna. A Vigliano inizia una discesa ripidissima, dove vado alla grande, seguita dalla salitona finale dove mi difendo ma recuperando comunque varie posizioni. L'erta finisce alla bellissima chiesa di S. Martino e subito dopo l'arrivo.
E dopo… cena spettacolo cogli amici pontini, finocchiona vinta nelle varie gare, schiacciata, penne alla carrettiera fantasmagoriche, pizza. Saluti agli amici e alle gare, per un pò riposo, iniziano le vacanze (ma mica smetto di correre, mi sa…)

In vetta al Ventasso

Più o meno un anno fa mi ritrovavo a casa con un piede rotto e la gamba completamente ingessata, situazione oltremodo spiacevole per chi è abituato a correre. Una volta guarito e riabilitato  ovviamente le condizioni erano pessime: decisamente sovrappeso, completamente fuori forma, e nemmeno molto motivato. Occorreva un obiettivo: dato che per dimagrire contano i Kilometri, pensai a qualcosa di lungo. E alto: la croce del Ventasso, quell'ecomaratona che avevo già corso 3 volte ma che aveva cambiato percorso. Arrivando fino alla vetta della montagna. Ecco, mi dissi, proviamoci.
Passano i mesi, velocemente a differenza della mia andatura. Però un barlume di condizione atletica arriva, e mi iscrivo. Passa un altro mese, ed eccomi pronto. Fremente già dai giorni precedenti. Una nottata breve e quasi insonne per l'emozione. Sveglia prima dell'alba, con tanta emozione e già adrenalina che scorre a fiumi. Autostrada, la bella campagna della valle del Crostolo, la maestosa Pietra di Bismantova. La vetta del Ventasso sta lassù, dura da conquistare.
 
La piazzetta della piccola Busana è già animatissima alle 7. Tanti trailer, come al solito. Un saluto di qua, uno di là, dopo tanto tempo ritrovo la mia tribù di appassionati del trail. Come al solito l'intera comunità dei paesi attorno al Ventasso ci accoglie con una cordialità unica: e l'importanza di questo evento è resa dal cartello fisso sul punto della partenza, con tanto di mappa del percorso.

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Il via alle 8,30. Non starò a raccontare del percorso, che già tante altre volte ho descritto. Dirò solo che ogni anno tutti quei saliscendi e la temibile e lunga salita del Tirone sembrano sembre più duri: gli anni che passano sicuramente. In più fa un caldo terrificante, il sudore scende a litri. Una volta arrivati all'affollato (di famigliole) Lago Calamone, ecco la novità. Mi avevano avvisato: << Quando giungerai al lago e guarderai verso l'alto e vedrai questo muro verticale su cui arrampicarsi e la processione dei corridori a inerpicarsi su, ti prenderà paura… e saranno dolori>>. Sono arrivato al lago, ho guardato in alto, e li ho visti, sotto un sole accecante. Impressionante e temibile. Ma non ho provato paura. Era un anno che sognavo di essere qui, al cospetto di cotanta ascesa, e non sentivo paura, ma solo esaltazione, forza, orgoglio. Sì, gli faccio un culo tanto a 'sta montagna, mi son detto. Ero un po’ in difficoltà dopo il Tirone, ma vedere la fila indiana in salita mi ha fatto tornare le forze. Attivate le ridotte sono salito regolare, passo breve e frequente: recupero tante posizioni nonostante il sole a picco. Finisce il bosco, ecco il pratone, pendenze da urlo. Ma non ho paura, anzi è godimento allo stato puro…. WOOOAAA mi esalto e vado su tranquillo (son proprio un bischero a godere delle difficoltà!). Il GPS mi segnala l'altitudine e mentalmente faccio il calcolo… "mancano 100 metri… mancano 50 metri" … ed eccola lì, l'agognata croce. Fermata obbligatoria a godermi il panorama, faccio qualche foto col cellulare, e via mi lancio in discesa….. WOOOOWW  adoro le discese su questi sentierini di alta montagna, in mezzo ai prati, mi butto a capofitto ululando belluinamente di gioia. Il vecchio percorso prevedeva la discesa a Pratizzano dal versante sud del monte, ora si va sul versante ovest in una discesa ancor più tecnica. Peccato per le lunghe file, a un certo punto mi sono rotto e mi sono lanciato in un sorpassone alla GillesVilleneuve sul terreno scosceso a fianco del sentiero… e via giù in slalom tra gli alberi a rotta di collo. Bellissima anche la modifica successiva che evita il lungo tratto in asfalto. Al 32° Km, Montemiscoso, il percorso torna quello classico… quei terribili saliscendi infiniti che portano all'arrivo, che tutti soffrono. Ho stretto i denti fino al traguardo finendo in rimonta in 6h22', tanto ma necessari su un percorso così duro e con questo caldo.
 
Ma mica è finita qui… macchè, la goduria del Ventasso è anche il dopo – coda delle docce escluse – il ritrovarsi in piazzetta a ridere schezare commentare prendersi in giro mangiare bere abbronzarsi. Verrebbe voglia di rimanere lì per ore, a gustarsi la compagnia e a ripensare alla meravigliosa natura che abbiamo assaporato. In conclusione il Ventasso con questa modifica diviene una vera regina dell'Ecomaratona italiana. Per vari motivi: innanzitutto la qualità dell'accoglienza, l'efficiente e capillare macchina organizzativa, l'esser riusciti a valorizzare un territorio montano sconosciuto imponendo l'evento a livello locale con la frecciatura permanente. La varietà della natura incontrata, dalla bassa montagna a quella media fino a quella alta, dalla campagna agricola al bosco deciduo fino a quello sempreverde e ai pascoli e ai prati d'alta quota. Tutto favoloso, solo questo può pensare chi è all'arrivo attendendo il momento di tornarsene a casa, salutando questo e quello, un membro o l'altro di questa tribù del Ventasso, adoratori della fatica e della natura.  

Traccia Ecomaratona del Ventasso 2011

Calda estate di corse

L'estate impazza e il caldo rende difficile correre al meglio. Però qualcosa di buono si può riuscire a combinare.

Da amante di prim'ordine e quasi cittadino onorario delle Dolomiti e della Val di Fassa era un delitto non aver mai partecipato alla Traslaval ("attraverso la valle", in ladino, che poi è una delle prime gare a tappe create in Italia (ora ne crescono come funghi) Per caso ero in valle proprio lo scorso w.e., per caso alloggiavo in centro  di Moena dove lunedì vi era la partenza della seconda tappa. Dal letto allo striscione di partenza in 30", in pratica, notevole :)
Gara tosta, non pensavo così dura: 2Km pianeggianti, poi 2,5Km di salita su sentiero stretto, durissima, 300 metri di dislivello, solo la vista del Latemar poteva rinfrancare un poco. discesa soft su strada forestale dove tutti corrono come dannati… ehi ma è una gara a tappe, dovreste risparmiarvi per i prossimi giorni!!! al termine vengo pinzato da un insetto, continuo imperterrito sui saliscendi finali fino all'arrivo in piaz de ramon. discreta prova. paesaggi fantastici, ovvio, dai boschi fittissimi ai fondovalle verdi, con la vista delle più belle montagne del mondo poi….  poi  basta, le altre tappe le lascio ai veri concorrenti, tra cui l'ultima durissima con 1000 metri di dislivello e l'arrivo al col rodella

Domenica scorsa, classica prova del campionato provinciale sulle colline di Legri di Calenzano. Arrivarvi è una vera iattura: causa Gran Premio di motociclismo c'è traffico anche alle 7, la località è vicinissima a casa , 5-6Km in linea d'aria, ma la conformazione dei monti la rende distante quasi 50Km! Gara fatta tantissime volte, ottimo test per la condizione estiva, ci ho rimediato in passato molti premi e medaglie. Stavolta invece basta fare un buon allenamento e ridere in compagnia coi compagni di squadra alla fine. Non è caldissimo e ciò aiuta, gara tirata fin da subito… in pianura sono una schiappa, in salita sorprendentemente vado molto meglio, benino in discesa.  Arrivo dopo una gara tirata ma in buonissime condizioni, e mi godo il fresco dei boschi.
Traccia GPS: http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=1179962

 
 
Infine venerdì un mini-trail appena fuori Firenze, alle Case di San Romolo, un paesino minuscolo in cima a una collina. Un trail bellissimo, panorami mozzafiato da Firenze fino all'Appennino (Senario, Falterona Secchieta e Pratomagno). Ottima sgambata pre-Ventasso.
Traccia GPS: http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=1179965

  

Di nuovo trailer!

Meraviglioso fascinoso mistico trail del Falterona. Una gara importante per me, prima gara trail corsa da un anno a questa parte. L'ultima fu questa stessa prova, 364 giorni fa. Forma pochina, ma era giusto provarci su una montagna così vicina a casa. Da questo paesino in Casentino, Papiano, dove un bus ci porta alla partenza in basso nel paese più grande di Stia, patria del ferro battuto. Partenza subito in salita, anche abbastanza dura, passaggio dal castello di Porciano e poi comincia una lunga strada bianca, non ripida ma neanche facile. Mi accorgo di essere in grado di correre sempre, senza dover per forza camminare. In un'ora si arriva a mille metri dove il percorso corto scende, ma noi proseguiamo su, dove il gioco si fa duro. Nella sterminata foresta casentinese di pini abeti e faggi, e il percorso d'ora in poi su sentiero si fa molto molto ripido per circa 1Km dove si sale al 20%. Breve tregua che porta al lago degli Idoli e poi alla sorgente dell'Arno, e ultimo tratto prima della vetta su un single track asperrimo e umidissimo che in 1300 m ci fa salire di 300m. 12° Km, ecco la vetta al solito immersa nelle nubi che impediscono la visuale, la salita è stata dura e lunga, 1h55' per 1200 mt di dislivello. A differenza di un anno fa non inizia la lunga discesa bensì un tratto in cresta sul confine tra Toscana e Romagna. Si tocca il Monte Falco dove si incontra il GEA e gli impianti sciistici di Campigna. Sensazioni difficili a raccontare: peraltro con i pochi partecipanti sono da solo da oltre un'ora e lo sarò quasi fino alla fine, nessuna anima viva a parte qualche escursionista e gli addetti dell'organizzazione. Ma era tanto che non vivevo quell'emozione del trail, una comunione mistica con la natura, la sua bellezza, la sua maestosità. Sul crinale appenninicoa la riesco a vivere così tanto da non sentire la fatica, immerso su questi falsopiani asfissianti, su una mulattiera immersa nei faggi che la coprono come un tunnel, un in fantastico indimenticabile single track in mezzo ai pini mughi. Fino ai pratoni della Burraia, maestosi assolati e deserti.
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La Toscana è colma di foschie, la Romagna invece serena e luminosa, e si vedono le colline che dalle vette degradano verso Premilcuore, Santa Sofia, Forlì. Inizia la discesa in solitaria, pochi i tratti ripidi e molti tecnici, sempre in mezzo alle foreste che spesso lasciano ampi spazi a pratoni di felci. Al ristoro successivo si entra in una foresta di pini talmente fitta da avvertire l'odore di resina, in un single track in pianura tortuoso sui ripidi fianchi del Monte Falco, dove si era passati poco prima 500 m più su. Vengo sorpassato da alcuni che si erano persi nonostante le buone segnalazioni, càpita: poi, di nuovo da solo sempre fino all'arrivo. All'ultimo ristoro si entra nel sentiero finale, tecnicissimo colmo di sassi ai margini di un torrente rumoroso.
Il tratto finale è assolato e arranco in salita, oramai ingolfato dallo sforzo in discesa. Picchiata finale sul pavè fino all'arrivo. Veramente soddisfatto, anche perché arrivo relativamente fresco. In sintesi percorso veramente eccellente, tosto ma nient'affatto impossibile, organizzazione buona e presente sul percorso. A freddo analizzando il dato osservo che il ritmo è stato il medesimo dell'anno scorso, sia per la salita fino al Falterona che in discesa, solo che stavolta c'erano pure 6Km in più, l'intermezzo sul crinale in alta quota e tanti falsopiani e salitelle nella seconda parte. Quindi, data la maggiore lunghezza e il maggior dislivello, decisamente meglio, nonostante il poco allenamento. Niente male, trailer!

Defatigamento (un par di palle) in MTB …

Post lunghissimo al Passatore ho voluto sfruttare una splendida giornata di sole, tersa e calda, per fare un lauto defatigamento in bici. Inforco le due ruote e risalgo il Carza sulla mulattiera per il Carlone, la stanchezza del giorno prima si fa un po’ sentire. La valle del Carlone è come al solito deserta, selvaggia, il sole batte in fronta e fa sudare copiosamente. Salita leggera ma fondo pessimo, a pietre e gradoni, nei pochi punti ripidi è difficile rimanere in sella tuttavia me la cavo egregiamente a scavalcare le pietre più grandi e a trovare la migliore traiettoria. Guado del torrente e ultima salita e si arriva tra Legri e Le Croci. Stavolta però sono in vena di esplorazione e mi fiondo verso Lavacchio, obiettivo il Castello del Trebbio, per arrivarci dovrò superare il monte che guarda il Lago di Bilancino da sud. Ci sono le segnaletiche CAI a guidarmi però a posteriori mi fanno prendere la strada peggiore per le due ruote, un sentiero single track nella boscaglia stracolmo di pietroni grandi, tocca riscendere chè non riesco a stare in piedi, comincia a dolere la schiena per i tanti colpi di reni dati per superare i gradini più grandi. Saliscendi fino alla chiesina di Cupo, un ambiente veramente selvaggio, si vede il Lago abbagliato dal sole e gli Appennini in lontananza. Ultima salita breve ma anche questa molto tecnica e poi una lunga discesa non ripida ma molto sconnessa, serve frenare molto spesso per evitare salti pericolosi, le spalle dolgono per tenere saldo il mezzo. Finalmente si arriva al Castello, nuova salitella per S.Giovanni fatta molto bene. Giro intorno al Lago affollato di turisti, oramai è quasi solo asfalto dove provo a spingere ma comincio a sentire la fatica. 40Km, oltre metà offroad su tratti molto difficili, 2h35', mi pare un'ottima prestazione.

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